Lutto
Un monitoraggio sull'amianto
Chiara Castaldi
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Il pubblico nella sala consiliare di Riparbella Arpat e Asl assicurano controlli, ma il comitato non ci sta
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RIPARBELLA. Primo faccia a faccia pubblico, ieri, nel consiglio comunale aperto sulla questione della cava di Rialdo dopo le polemiche sollevate lo scorso luglio dall'opposizione e la nascita di un comitato di cittadini contro la riaperturra, o meglio l'ampliameto dell'area di scavo. Dalle 5 del pomeriggio alle 20,30 si sono confrontati, anche aspramente, i protagonisti di questa vicenda che ha più di un risvolto. C'erano rappresentanti dell'Asl, dell'Arpat, del Comune, di Medicina Democratica (invitati dall'opposizione), della ditta che scava la "Rialdo Cave", con l'amministratore delegato Vasco Pantani e l'avvocato Di Leo (del Foro di Torino) e i membri del comitato "Melatina contro l'amianto", che a inizio seduta hanno alzato un cartellone con scritto "L'amianto uccide". Hanno parlato anche esponenti della lega delle liste civiche "Insieme per cambiare". Ma andiamo per gradi. La responsabile dell'Ufficio tecnico del Comune che ha gestito le pratiche per l'autorizzazione degli scavi, Giada Orlandini, ha ripercorso le tappe del procedimento, iniziato nel 2008, proseguito nel 2009, con l'avvio della Valutazione di impatto ambientale (Via), conclusa nel febbraio 2010 e terminato nel giugno scorso con l'approvazione definitiva. «Approvazione - ha specificato la dirigente - giunta in seguito alle valutazioni rese dagli enti competenti, sulla base di rilievi svolti, dai quali è emerso che le quantità di amianto disperse nell'atmosfera sono entro i limiti consentiti dalla legge». È proprio su questo punto che si innesta gran parte della polemica del comitato. Si contestano le modalità dei rilevamenti sottolineando che «sono stati svolti in momenti in cui l'attività estrattiva non era a pieno regime». Fatto ammesso sia dai tecnici sia dall'addetta del Comune. «Ma l'Arpat - assicura la dottoressa Gigliola Ciacchini responsabile dell'area tecnica e procedimenti - così come l'Asl farà dei sopralluoghi periodici». Un impegno garantito anche dal Comune che come dichiarato dalla geometra Orlandini «si impegna a fare dei controlli a sorpresa». «Anche la stessa ditta - aggiunge l'addetta Arpat - è tenuta entro ottobre a presentare un piano di monitoraggio delle polveri di amianto». Polveri che effettivamente sono presenti nella cosiddetta "pietra verde", per neutralizzarle l'Asl ha disposto di bagnare con acqua il materiale estratto. Nel dibattito sono emerse anche posizioni più radicali, come quella di Maurizio Marchi di Medicina Democratica, il quale ha citato studi di emeriti professori universitari che sostengono che «non esiste un limite accettabile sotto il quale le sostanze cancerogene non sono dannose». Vale a dire, basta anche una sola particella per ammalarsi: quindi la cava deve chiudere. Ma di chiudere non ha la minima intenzione la ditta amministrata da Pantani e lo ha fatto capire chiaramente il suo avvocato Di Leo, che pur dichiarando «piena disponibilità a valutare il progetto» ha chiarito però: «Noi vogliamo lavorare». Un colpo di scena c'è stato quando Massimo Manetti, eletto nelle liste di Insieme per Cambiare a Monteverdi, ha sfoderato una delibera di giunta della Regione che metterebbe al bando, fra le altre, anche la cava di Rialdo. Il documento, la cui interpretazione è stata contestata da Orlandini, mette in luce contraddizioni fra documenti istituzionali che meritano un approfondimento. L'incontro di ieri infatti è aggiornato a data da destinare. Ma la questione non si esaurisce qui. Come molti hanno fatto notare, dal sindaco all'amministratore delegato - il quale ha denunciato anche di aver subito danni, nel mese di maggio, ai macchinari di escavazione - «la cava c'è sempre stata, perché il problema viene posto solo oggi?» Il vice sindaco Vincenzo Paroli ha messo in guardia il comitato da «strumentalizzazioni politiche». Il dibattito si è concluso con la lettura, affidata a Andrea Quaini, delle richieste del Comitato. In pratica si chiede all'amministrazione di impegnarsi in controlli più approfonditi, da rendere pubblici.
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