Proteste
Quelle ricevute che non bisogna gettare
Rino Bucci
Bollette, canone, scontrini, multe: ecco i tempi di prescrizione
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CECINA. Bollette, canone, scontrini e multe. Capita ogni giorno di dover fare la fila davanti a uno sportello per pagare e alla fine del mese le tasche traboccano di ricevute e cedolini. Spesso questi documenti vengono gettati o finiscono in qualche cassetto di cucina. Un errore che può costare caro. Infatti, per buona pace degli sprecisi, queste ricevute hanno vita lunga e vanno conservate. Stipendi e bollette. Il codice civile all'art. 2948 stabilisce la prescrizione di 5 anni per "tutto ciò che deve pagarsi periodicamente a un anno o in termini più brevi". Quindi bollette di gas, acqua, telefono e luce. Se rientrano in controversie fiscali, i termini si allungano a 10 anni. Stessa sorte per le spese condominiali e le ricevute d'affitto, anche se l'amministratore può rivalersi sul proprietario entro 10 anni. Tasse e shopping. Gli accertamenti per l'Irpef possono scattare nei 5 anni successivi alla presentazione della dichiarazione dei redditi. Per chi ha una partita Iva il tempo si raddoppia a 10 anni. Gli estratti conto che vanno conservati per almeno un anno, anche se ci sono 60 giorni per contestare un errore. I contratti con le banche vanno conservati per almeno sei mesi. Sul versante assicurativo le polizze vanno tenute per un anno (dopo la scadenza), cinque se vengono detratte dalla dichiarazione dei redditi. anni. Il bollo va conservato per tre anni dopo la scadenza. Chi subisce un'infrazione può contestarla fino a cinque anni dopo. Gli scontrini vanno tenuti in tasca fino all'uscita dal negozio a fino a casa se si tratta di merce. Se valgono come garanzia vanno tenuti per due anni. Consigli. Le associazioni dei consumatori consigliano di farsi un piccolo archivio e una lista con le scadenze. «Consigliamo di trattenere il materiale per molto tempo - spiega Alessandro Masoni del Movimento consumatori - specialmente se si tratta di ricevute di natura pubblica come l'Irpef o il bollo auto. Spesso l'Agenzia delle entrate cerca di recuperare i crediti da documenti più vecchi dei tempi di prescrizione. Questo perché le norme cambiano negli anni e vengono fatti degli adeguamenti». È il caso dell'Ici dove la prescrizione, grazie a due finanziarie, è passata da quattro a cinque anni. «Per questo - prosegue Masoni - consigliamo agli utenti di considerare le ricevute dei documenti pubblici come se non avessero scadenza. Un esempio? L'anno scorso ad una signora arrivò la comunicazione dalla banca in cui si diceva che doveva restituire i soldi per una pensione riscossa anche dopo la morte del congiunto. Per fortuna aveva conservato il bollettino del 2004 con il quale aveva saldato il dovuto».
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