Il Tirreno

Il presidente Gabbrielli: «Abbiamo deciso di azzardare. L’alternativa era chiudere»

Teatro, 500 soci a rischio trasloco

Mario Moscadelli
L’ingresso del teatro Solvay Sotto il pubblico che assiste a uno spettacolo
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L’ingresso del teatro Solvay Sotto il pubblico che assiste a uno spettacolo

L'Università popolare riprende l'attività, ma il futuro è incerto

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 ROSIGNANO. Prendere o lasciare. L'Università popolare ha deciso di prendere. Di prendersi il rischio di iniziare nuovamente tutte le proprie attività all'interno del teatro Solvay, consapevole che da un momento all'altro l'azienda potrebbe decidere di vendere davvero lo storico immobile.  Certo, nel caso di alienazione l'Unipop avrà quei famosi tre mesi di tempo per liberare i locali come messo nero su bianco nella lettera spedita dalla multinazionale nel marzo scorso, ma il rischio di dover interrompere l'attività nel corso dell'anno c'è. Anche se lo stesso presidente dell'associazione Gabbriello Gabbrielli confida nell'esito positivo della proposta avanzata ufficialmente dal Comune lo scorso luglio di gestire il teatro (anche se per adesso non ci sono stati incontri tra il sindaco e i dirigenti della multinazionale). «Alla fine di agosto - spiega Gabbrielli - ci siamo trovati davanti ad una decisione: lasciare il teatro e chiudere così 65 anni di storia o andare avanti, consapevoli che sopra la nostra testa pende una spada di Damocle». Esatto, perché Solvay non ha ancora preso una decisione. E non ha nessuna fretta di prenderla. Tanto che ancora non ha incontrato il sindaco Alessandro Franchi per discutere della soluzione votata dal consiglio comunale. «Noi abbiamo fatto due conti - dice il presidente dell'Unipop - e crediamo, a questo punto, di potercela fare a portare in fondo almeno un'altra annata. Pensiamo che prima di dicembre Solvay non prenderà una decisione ufficiale e considerati i tre mesi di comporto che abbiamo dal momento della vendita arriviamo così quasi a giugno. Il nostro calcolo è soprattutto una speranza. Come è una speranza il fatto che l'azienda rifletta bene sulla proposta del Comune di prendere il teatro in gestione perché questo immobile deve restare a disposizione della comunità di rosignanese. È un patrimonio della città, sociale e culturale».  Certo è che da parte dell'Unipop non sarebbe male avere qualche certezza in più, visto che in ballo ci sono decine di attività e soprattutto 500 soci. «Se consideriamo il coinvolgimento - dice Gabbrielli - arrivamo a 2mila persone che frequentano il teatro. Insomma, magari prima della fine dell'anno sarebbe opportuno conoscere quale sarà il nostro destino».

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