Il dolore
Sei generazioni di commercianti per battere la crisi
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Alessandro Scappini, con un cavallo nella sua azienda agricola 3 MINUTI DI LETTURA
DONORATICO. In tempo di crisi, con una vita sempre più breve delle attività commerciali, un negozio aperto dal 1893 è una rarità. E un'iniezione di ottimismo. La ditta Scappini si occupa di liste di nozze e oggettistica per la casa da ben 117 anni. Il sindaco di Castagneto l'ha premiata recentemente, nell'ambito di una manifestazione dedicata alle attività imprenditoriali storiche del comune. C'è una ricetta anticrisi? Lo abbiamo chiesto al titolare Alberto Scappini e al figlio Alessandro, da sei generazioni un punto di riferimento per le casalinghe di tutto il territorio. Cosa pensate dell'iniziativa del Comune? È lodevole, in un momento congiunturale così difficile economicamente, un premio per la storicità delle aziende riempie di orgoglio, un'emozione che contribuisce a tenerci legati alle nostra attività infondendo fiducia e motivazione per continuare ad imprendere. Ma proprio perchè si parla di emozione ci dovrebbe essere più rispetto nel fare i conti! Dalla targa mancano diverse annate di attività, hanno accorciato la nostra storia. Una storia che dura da sei generazioni, senza una defezione? La storia della famiglia è legata a doppio filo al commercio. Si comincia nel 1880 coi fratelli Pietro e Leopoldo Scappini. I due collaborarono fino a quando l'attività di Cecina chiude, mentre Castagneto con Pietro si sviluppa sempre di più grazie alla fidelizzazione di alcune delle più note famiglie della nobiltà di possidenti e di gran parte della gente comune. In un vecchio registro che ancora custodiamo gelosamente ed ormai tramandiamo da sei generazioni trovo scritto sotto un nome che non riporto: consegnato 6 damigiane, sardate 3... Lascio ai posteri cosa può fare l'artefice maligno, vi assicuro che ancora oggi dopo 120 anni seguo questo consiglio. Come sono cambiate la clientela e il target? Da quegli anni la nostra attività è cambiata nelle strategie di vendita, nelle impostazioni negli arredi, ha saputo adattarsi a tutti quei cambiamenti che 120 anni di storia ci impongono. Si è evoluta andando incontro a quella classe sociale che per così dire ci ha imposto uno stile raffinato dandoci la possibilità di entrare nelle più belle dimore del nostro territorio. Sapete definire un vero commerciante? Quello che ancora si emoziona parlando del suo lavoro e che soprattutto fa emozionare i suoi clienti rendendoli edotti e appassionandoli ai prodotti; quello che non ha paura di investire, di rinnovarsi puntando sulla professionalità senza aver paura del rischio di impresa. Chi smette di crescere e guardare avanti può avere un passato glorioso ma non ha certo un futuro, questo è il nostro motto... Quante liste di nozze avete fatto nella vostra lunga carriera... Non saprei quantificare, ne ho sposati quasi quanto il prete e alcune ne abbiamo fatte anche doppie!! Progetti futuri per l'azienda? Su cosa si deve investire in questi anni con la crisi che avanza e il mercato che rallenta? Il nostro progetto è quello di assecondare i tempi, ogni generazione c'ha messo del suo, è fondamentale personalizzare ogni singola gestione. La mia parla di un concept store con un'isola funzionale che darà vita ad uno spazio dinamico, un luogo dove incontrarsi per parlare di food e fashion, cibo e moda: ci saranno corsi di cucina e un giardino dove si presenterà la nostra proposta di outdoor. Lo spazio in totale sarà di circa 580 mq. Divina Vitale SI COMINCIA NEL 1880 I fratelli Pietro e Leopoldo Andando a ritroso nel nostro albero genealogico si arriva al 1880 (tutto documentato) a Pietro Scappini e a suo fratello Leopoldo. I due, arrivati in quegli anni da Montelupo, presidio di ceramisti (dove ancora alcuni maestri di decoro portano il cognome della mia famiglia) iniziarono l'attività di commercio al dettaglio e all'ingrosso di piatti, posate, bicchieri e di quant'altro allora facesse comodo in casa. Leopoldo sviluppò la sua attività nella vecchia Cecina, mentre Pietro preferì Castagneto Carducci facendo inoltre il grossista per i paesi dell'entroterra. Un aneddoto trascritto peraltro su una fattura datata 1893 ad Antonio Moratti narra: dice Pietro: "Mandai da Cecina per Vescichino n. 2 conche di barili a lire 2 la barilata, a sardo me".
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