Il dolore
Rindi e la crisi dei negozi «Macché caro affitti...»
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Unimmagine dello sbaracco 2 MINUTI DI LETTURA
CECINA. Negozi in crisi per colpa del caro affitti? No, secondo uno dei commercianti storici, Franco Rindi. Dopo aver letto il "Tirreno" di ieri, Rindi attacca lo sbaracco e in ogni caso sostiene che «è puerile sostenere che la chiusura di molti negozi sia dovuta all'oneroso canone di locazione dei fondi commerciali del centro. Molte importanti aziende e catene commerciali preferiscono sostenere il costo di esosi canoni anziché acquistare l'immobile. Perché diversamente da bottegai locali sanno fare i loro conti. Infatti l'onere derivato dagli affitti è deducibile per intero dalle imposte». Secondo Rindi «cattivi consiglieri hanno avviato il commercio sulla strada sbagliata: "meglio l'uovo oggi che la gallina domani". Lo sbaracco ne è l'esempio tipico. Giova ai bar, alle pizzerie, ai ristoranti del corso e a quei negozi che non partecipano perché, in effetti, questa manifestazione porta visitatori. Non bisogna dimenticare che i negozianti i conti li devono fare a fine anno: si ritroveranno con l'uovo ma senza la gallina. Questo genere di svendite dovrebbe essere riservato, come è sempre stato, ai mercati settimanali e ai loro esercenti. La dignità del negozio va rispettata: il cliente è un giudice severo». «L'unico turismo possibile per la nostra città è quello di transito - conclude Rindi - presente tutto l'anno, tutti i giorni. Quando Cecina era definita un'isola felice aveva due caratteristiche: la viabilità e i parcheggi, elementi essenziali alla sopravvivenza del commercio locale. Si aggira l'ostacolo senza mai affrontarlo».
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