Il dolore
Entra in classe con lo scudo
Maria Meini
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Uno scudo da antichi guerrieri, arancio dorato come fosse forgiato nel metallo (anche se è un regalo in cartapesta delle nipotine): lo ha brandito sorridente il suo primo giorno di scuola Lucia Pellegrini, sandali e sciarpa nella stessa sfumatura d'arancio. La ex "prof rottamata" ha sfidato la scure Brunetta & Gelmini, vincendo la battaglia in tribunale contro il pensionamento forzato per aver maturato i 40 anni di contributi. Una vittoria "di principio" che Lucia Pellegrini ha voluto festeggiare insieme ai suoi studenti al grido di battaglia "Au, au, au", come re Leonida alle Termopili nel film "300". E ieri mattina si è presentata in classe, al liceo Fermi di Cecina, con il suo scudo dorato.
Simbolo della volontà di resistere. E combattere. «Dopo un'estate passata tra ricorsi e controricorsi - spiega la prof ribelle -, il Tribunale del Lavoro ha riconosciuto la legittimità della mia opposizione al provvedimento, grazie alle motivazioni circostanziate ed intelligenti del mio avvocato, Paolo Barabino. Così potrò portare i miei studenti di prima in seconda e quelli di quarta in quinta. Sono semplicemente felice, per me e per i miei studenti, che ho sempre sentito vicini e mi hanno dato la determinazione per portare avanti una battaglia che sembrava persa fin dall'inizio. Grazie anche al Tirreno che ha voluto dar voce ai diritti degli studenti che, quando si parla di risparmi, per il ministero della Pubblica istruzione altro non sono che scartoffie burocratiche». I suoi ragazzi le sono stati vicino fin dall'inizio della sua battaglia, hanno scritto una lettera aperta al Tirreno insieme ai loro genitori. Una vera mobilitazione, che durante l'estate è proseguita su facebook. «I ragazzi hanno formato anche un gruppo su facebook: o con lo scudo o sopra lo scudo. Il motto di Leonida, che è il nostro codice in classe, simbolo dell'impegno condotto fino allo spasimo. L'anno scorso ne abbiamo parlato studiando il mito, a proposito della coerenza, dell'impegno appunto, nel portare avanti i propri progetti nella vita, senza arrendersi». Dalla storia al cinema. Vi siete ispirati al film 300 sulla battaglia delle Termopili? «Sì, abbiamo anche il nostro grido di battaglia: Au, au, au... come nel film di Miller». Come si è sentita a rientrare in classe? Ha parlato della sua battaglia con i ragazzi? «Mi sono sentita come nel'78, quando vinsi il concorso a cattedra ed ebbi il mio primo incarico, latino e italiano al liceo scientifico di Piombino. Stamani (ieri, ndr) ero emozionata come allora, mi sembrava di ricominciare daccapo. Ma con i ragazzi non ne abbiamo parlato, ho fatto lezione in 2ª e in 5ª C, spiegando il programma». Che cosa significa per lei questa vittoria? «È sicuramente una battaglia di principio: contro la burocrazia, contro chi pensa di trasformare un diritto in dovere, in questo caso il diritto di andare in pensione scambiato con l'obbligo perentorio di lasciare il lavoro. Una battaglia che voglio proseguire; adesso il mio avvocato sta preparando il ricorso nel merito.
La questione dei precari non c'entra niente: il mio posto, come quello dei colleghi nella mia stessa situazione, non sarebbe stato ricoperto da precari». Pensa di continuare a insegnare per molti altri anni? «Non lo so, può darsi che questo sia il mio ultimo anno, ma lo vivo serenamente. Felice di poter portare i miei ragazzi di quinta alla maturità. Penso che sia importante lottare anche per dare fiducia ad altri come me, e soprattutto per difendere la libertà di scelta».
Simbolo della volontà di resistere. E combattere. «Dopo un'estate passata tra ricorsi e controricorsi - spiega la prof ribelle -, il Tribunale del Lavoro ha riconosciuto la legittimità della mia opposizione al provvedimento, grazie alle motivazioni circostanziate ed intelligenti del mio avvocato, Paolo Barabino. Così potrò portare i miei studenti di prima in seconda e quelli di quarta in quinta. Sono semplicemente felice, per me e per i miei studenti, che ho sempre sentito vicini e mi hanno dato la determinazione per portare avanti una battaglia che sembrava persa fin dall'inizio. Grazie anche al Tirreno che ha voluto dar voce ai diritti degli studenti che, quando si parla di risparmi, per il ministero della Pubblica istruzione altro non sono che scartoffie burocratiche». I suoi ragazzi le sono stati vicino fin dall'inizio della sua battaglia, hanno scritto una lettera aperta al Tirreno insieme ai loro genitori. Una vera mobilitazione, che durante l'estate è proseguita su facebook. «I ragazzi hanno formato anche un gruppo su facebook: o con lo scudo o sopra lo scudo. Il motto di Leonida, che è il nostro codice in classe, simbolo dell'impegno condotto fino allo spasimo. L'anno scorso ne abbiamo parlato studiando il mito, a proposito della coerenza, dell'impegno appunto, nel portare avanti i propri progetti nella vita, senza arrendersi». Dalla storia al cinema. Vi siete ispirati al film 300 sulla battaglia delle Termopili? «Sì, abbiamo anche il nostro grido di battaglia: Au, au, au... come nel film di Miller». Come si è sentita a rientrare in classe? Ha parlato della sua battaglia con i ragazzi? «Mi sono sentita come nel'78, quando vinsi il concorso a cattedra ed ebbi il mio primo incarico, latino e italiano al liceo scientifico di Piombino. Stamani (ieri, ndr) ero emozionata come allora, mi sembrava di ricominciare daccapo. Ma con i ragazzi non ne abbiamo parlato, ho fatto lezione in 2ª e in 5ª C, spiegando il programma». Che cosa significa per lei questa vittoria? «È sicuramente una battaglia di principio: contro la burocrazia, contro chi pensa di trasformare un diritto in dovere, in questo caso il diritto di andare in pensione scambiato con l'obbligo perentorio di lasciare il lavoro. Una battaglia che voglio proseguire; adesso il mio avvocato sta preparando il ricorso nel merito.
La questione dei precari non c'entra niente: il mio posto, come quello dei colleghi nella mia stessa situazione, non sarebbe stato ricoperto da precari». Pensa di continuare a insegnare per molti altri anni? «Non lo so, può darsi che questo sia il mio ultimo anno, ma lo vivo serenamente. Felice di poter portare i miei ragazzi di quinta alla maturità. Penso che sia importante lottare anche per dare fiducia ad altri come me, e soprattutto per difendere la libertà di scelta».
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