Il Tirreno

Pista ciclabile nel degrado protesta della Pro Loco «Una pessima immagine»

La pista ciclabile a Vada invasa dalle erbacce
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La pista ciclabile a Vada invasa dalle erbacce

Dopo il percorso sulla vecchia Aurelia, nel mirino ora finisce quello che collega il paese alla stazione

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VADA. Se la pista ciclabile lungo la vecchia Aurelia è nel mirino per la sicurezza, ce n'è un'altra sempre a Vada ora nel mirino per il suo stato di abbandono. È quella che collega il viale Italia con via della Torre e che passa attraverso il tunnel della ferrovia. Qui la pista ciclabile e quella pedonale sono impraticabili: erbacce e rovi hanno preso il sopravvento e nessuno pulisce. È così da tutta l'estate. E ora la Pro Loco protesta. Uno spettacolo poco invidiabile se si pensa che questa pista dovrebbe essere sfruttata dai turisti e da chi scende alla stazione vadese. «Non so di chi sia la responsabilità - dice Roberto Creatini, presidente della Pro Loco, associazione che punta molto sull'immagine di Vada - ma è certo che questo tratto di pista ciclabile e pedonale è inutilizzabile a causa del degrado».  Il problema riguarda soprattutto il tratto che dal sottopasso della stazione va verso via della Torre. «Ricordo che queste piste - continua Creatini - furono realizzate dopo la chiusura del passaggio a livello sul viale Italia: per noi far passare ciclisti e pedoni dal cavalcavia sullo stradone si pensò a realizzare anche una pista ciclabile insieme al sottopasso. È da tempo che sollecitiamo al Comune un intervento, ma nessuno si è fatto vivo finora. E rovi e erbacce hanno ormai preso il sopravvento».  La stazione, già. Nota dolente di Vada, che da tempo sta cercando di riaprire la sala d'aspetto e i bagni. La Pro Loco, dopo vari tentativi, è riuscita a mettersi in contatto con Ferrovie e a strappare un contratto che prevede l'uso in comodato gratuito dei locali in cambio della manutenzione dell'area. Un accordo raggiunto verbalmente quasi un anno fa con Fs. Ma cosa manca visto che i locali della stazione sono sempre chiusi? «La copia del contratto per firmarlo - dice Creatini - che ho sollecitato a Roma anche in questi giorni. È na storia infinita».

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