Il Tirreno

Casi in continuo aumento, il piano Ada si ispira all’esperienza inglese

Sos violenza sulle donne

Viola Conti
Un progetto per aiutare le donne maltrattate
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Un progetto per aiutare le donne maltrattate

Un progetto d'aiuto: la Provincia di Livorno capofila

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 CECINA. Dati poco confortanti quelli sulla violenza sulle donne. La provincia di Livorno è diventata capofila del progetto A.D.A., un progetto di Ascolto Donna e Aiuto realizzato dal Governo e dal Dipartimento per le Pari Opportunità con l'obiettivo di elaborare un piano per contrastare la violenza di genere, tra le prime cause di morte o di invalidità permanente della popolazione femminile dai 14 ai 50 anni. Perché la violenza è un fenomeno sociale diffuso, che interessa tutte le fasce di età ed i ceti sociali e che è frutto di un disagio familiare che rientra nella quotidianità, che vede la donna come soggetto debole che ripone fiducia, le più volte, in una partner incapace di darle autonomia e soprattutto rispetto. Per tale motivo, il progetto A.D.A si è posto come traguardo la creazione di una rete composta da enti ed associazioni pubbliche e private, volta a supportare la donna abusata attraverso sia, l'ascolto gli sportelli donna presenti sul territorio con a capo operatori adeguatamente formati, sia la sensibilizzazione nelle scuole e, più in generale, tutta l'attività di comunicazione sul problema. Alla presentazione di A.D.A hanno preso parte Caterina Tocchini, funzionario della Qualità sociale della Provincia di Livorno, Maria Teresa Sposito, assessore provinciale alle Pari Opportunità e Simonetta Agnello Hornby, avvocato e scrittrice di successo, con un'esperienza pluriennale sul campo della difesa dei diritti umani e civili delle donne e dei minori che subiscono violenze domestiche.  La Hornby ha portato l'esperienza del suo studio di Londra, nel quartiere multietnico di Brixton, il primo studio legale specializzato nei casi di violenza sui minori e sulle donne. «Abbiamo costituto una rete di ascolto e di intervento - dice - tra i diversi soggetti coinvolti stilando un protocollo di intesa che stabilisse modalità di intervento decodificate e coordinate. Così, nonostante i pochi mezzi e sostanze a disposizione messi dal governo, siamo riusciti a farci conoscere ed apprezzare sul campo, tanto che adesso abbiamo costituito vere e proprie squadre legali che seguono solo i casi di violenza di genere».  Come intervenite per assistere al meglio i vostri clienti? «Innanzitutto li ascoltiamo e li educhiamo a rispettarsi, ad avere stima di se stessi. Può essere considerata una cosa scontata, ma non lo è affatto. Per tale motivo, partiamo dalle cose più semplici, ma fondamentali. Per esempio, le diamo del Lei e non del tu. Poi gli diamo la continuità nell'assistenza legale dandogli appuntamenti periodici, al fine di ascoltarlo e rassicurarlo del nostro intervento affinché acquisti fiducia, infine, lo proteggiamo legalmente. Ma la cosa fondamentale è che la donna abbia sicurezza economica».

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