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«Vogliamo risposte sull'amianto»

La cava di Rialdo
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La cava di Rialdo

Cava di Rialdo: il Comitato Melatina all'attacco del sindaco «Si decida a prendere provvedimenti o ricorreremo per vie legali»

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 RIPARBELLA. «Dal febbraio 2009 i cittadini non sono stati cautelati dal pericolo dell'amianto presente nella cava di Rialdo e usato sulle strade consortili». Così il Comitato Melatina che chiede provvedimenti immediati e minaccia di ricorrere per vie legali. In una nota firmata da Giuseppe Gallelli e Andrea Quaini, il comitato ricorda al sindaco Ghero Fontanelli che «da giorni le abbiamo inviato una petizione sottoscritta da 70 cittadini con la richiesta: della piena attuazione delle leggi sulla prevenzione dei rischi dell'amianto presente nella cava di Rialdo; di una verifica accurata della procedura di autorizzazione del nuovo ampliamento; di accurate indagini con campionamenti sia di materiale scavato che di polveri disperse, nell'area di maggiore attività lavorativa, per accertare le reali quantità di fibre di amianto presenti nel gabbro e nelle polveri sottili, all'inizio delle escavazioni e successivamente con scadenze almeno bimestrali, da parte di un laboratorio statale».  «Le escavazioni nella nuova area di ampliamento sono iniziate da diversi giorni - prosegue il comitato - nessuna risposta ci è arrivata, nessun provvedimento cautelativo è stato adottato nonostante nei risultati delle ultime analisi effettuate dalla ditta che opera nella cava, nel febbraio 2009, l'indice di rilascio, cioè la frazione di amianto liberabile dalla roccia nonché dalla sua possibile diffusione in aria, sia superiore ai limiti stabiliti dalla legge e, come ha dichiarato lo stesso ufficio tecnico del Comune (nella proposta di pronuncia di compatibilità ambientale) le relative analisi per individuarlo "sono state eseguite in condizioni di attività ridotta della cava... e quindi non cautelative"».  «A oggi - ribadisce il comitato - non è stato adottato alcun provvedimento relativo alla raccomandazione dell'Asl 6 del 25 maggio 2009 riguardo alla destinazione del materiale oggetto di scavo, "dal momento che si tratta comunque di prodotti potenzialmente contaminati da amianto". "Si ritiene opportuno - scrive l'Asl - che gli stessi siano preferibilmente utilizzati per riempimenti o usi che prevedano la loro successiva ricopertura (ad esempio asfalto) evitando la realizzazione di piazzali o rilevati stradali a vista che favoriscono nel tempo un possibile rilascio di polveri durante il transito dei mezzi"».

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