Sicurezza
Se lo dimenticano nella Tac prigioniero per un'ora
Rino Bucci
Dimenticato per quasi un'ora sotto la macchina della Tac, legato per la vita e i piedi. Un incubo claustrofobico
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CECINA. Dimenticato per quasi un'ora sotto la macchina della Tac, legato per la vita e i piedi. Un incubo claustrofobico, che il signor Vando Citi ha vissuto sulla propria pelle. Cardiopatico grave, affetto da scompensi cardiaci e con un pacemaker defibrillatore, Citi, 79 anni, di Castiglioncello, doveva sottoporsi a un esame alla schiena.
«Un test consigliato dall'ortopedico - racconta la moglie Edda - mio marito ha problemi di deambulazione e cammina con il bastone, così ha deciso di sottoporsi a questo controllo. Abbiamo telefonato al Cup e ci hanno dato l'appuntamento per il 24 agosto all'ospedale di Cecina, di pomeriggio».
La data dell'esame Citi parte con l'Auser dalla sua casa di Castiglioncello, con lui c'è la moglie. È l'ultimo paziente che si deve sottoporre a Tac in quel giorno. Entra nella stanza, si sdraia sul lettino. Inizia l'esame. Dall'altra parte del vetro, il tecnico di radiologia controlla sul monitor. Fuori la signora Edda aspetta il marito.
«Passa mezz'ora - racconta la donna - poi un'ora, un'ora e mezzo. Un po' mi preoccupo, ma so che è un esame di routine. A un certo punto mi sento chiamare da lontano». Le voci si trasformano in urla: è il marito che chiama Edda. «Inizio ad aprire tutte le porte del reparto - prosegue la donna - ma dentro non trovo nessuno. Poi, incontro un'infermiera, le chiedo di mio marito ma risponde che alla Tac non ci sono persone. Arrivano altre infermiere, le racconto tutto e vedo che si guardano dubbiose, con sospetto. Come se si fossero accorte di averla fatta grossa».
Edda entra con il personale ospedaliero nella stanza della Tac. Dentro c'è Vanio che urla, è legato, cerca di liberarsi. Dall'altra parte del vetro non c'è nessuno. Sparito il tecnico di radiologia. Sul computer si legge che l'esame è finito da 45 minuti. Il tempo in cui Vanio Citi è rimasto da solo. «Mio marito - racconta la signora - urlava come un matto. Ha avuto molta paura e con il suo stato di salute ha rischiato molto. È arrivato subito il cardiologo che lo ha controllato per più di un'ora. Come si può lasciare una persona sola e per tutto questo tempo? Quando è stato liberato, forse per lo stress Vanio ha pianto, la notte non ha dormito. Era choccato».
La famiglia Citi si è anche rivolta al commissariato. «Abbiamo parlato a lungo con i poliziotti - continua la moglie - poi abbiamo deciso di non prendere la via del penale, non ci andava di mettere nei guai un persona. Quindi abbiamo scelto di presentare solo un reclamo all'Asl per i servizi ricevuti e di rendere pubblica questa brutta storia».
L'Asl conferma la versione della signora Edda. «Purtroppo - spiega l'azienda - per un errore l'uomo è stato lasciato solo. Il tecnico è stato chiamato per un'urgenza e poi si è dimenticato il paziente. Verrà aperta una procedura disciplinare contro il dipendente, che in 20 anni di carriera è sempre stato ineccepibile. L'Asl si scusa con il signor Citi».
«Un test consigliato dall'ortopedico - racconta la moglie Edda - mio marito ha problemi di deambulazione e cammina con il bastone, così ha deciso di sottoporsi a questo controllo. Abbiamo telefonato al Cup e ci hanno dato l'appuntamento per il 24 agosto all'ospedale di Cecina, di pomeriggio».
La data dell'esame Citi parte con l'Auser dalla sua casa di Castiglioncello, con lui c'è la moglie. È l'ultimo paziente che si deve sottoporre a Tac in quel giorno. Entra nella stanza, si sdraia sul lettino. Inizia l'esame. Dall'altra parte del vetro, il tecnico di radiologia controlla sul monitor. Fuori la signora Edda aspetta il marito.
«Passa mezz'ora - racconta la donna - poi un'ora, un'ora e mezzo. Un po' mi preoccupo, ma so che è un esame di routine. A un certo punto mi sento chiamare da lontano». Le voci si trasformano in urla: è il marito che chiama Edda. «Inizio ad aprire tutte le porte del reparto - prosegue la donna - ma dentro non trovo nessuno. Poi, incontro un'infermiera, le chiedo di mio marito ma risponde che alla Tac non ci sono persone. Arrivano altre infermiere, le racconto tutto e vedo che si guardano dubbiose, con sospetto. Come se si fossero accorte di averla fatta grossa».
Edda entra con il personale ospedaliero nella stanza della Tac. Dentro c'è Vanio che urla, è legato, cerca di liberarsi. Dall'altra parte del vetro non c'è nessuno. Sparito il tecnico di radiologia. Sul computer si legge che l'esame è finito da 45 minuti. Il tempo in cui Vanio Citi è rimasto da solo. «Mio marito - racconta la signora - urlava come un matto. Ha avuto molta paura e con il suo stato di salute ha rischiato molto. È arrivato subito il cardiologo che lo ha controllato per più di un'ora. Come si può lasciare una persona sola e per tutto questo tempo? Quando è stato liberato, forse per lo stress Vanio ha pianto, la notte non ha dormito. Era choccato».
La famiglia Citi si è anche rivolta al commissariato. «Abbiamo parlato a lungo con i poliziotti - continua la moglie - poi abbiamo deciso di non prendere la via del penale, non ci andava di mettere nei guai un persona. Quindi abbiamo scelto di presentare solo un reclamo all'Asl per i servizi ricevuti e di rendere pubblica questa brutta storia».
L'Asl conferma la versione della signora Edda. «Purtroppo - spiega l'azienda - per un errore l'uomo è stato lasciato solo. Il tecnico è stato chiamato per un'urgenza e poi si è dimenticato il paziente. Verrà aperta una procedura disciplinare contro il dipendente, che in 20 anni di carriera è sempre stato ineccepibile. L'Asl si scusa con il signor Citi».
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