Gioco
Il mare, la pesca, l'amore gli ottant'anni di Mery una vita dietro al banco
La storica pescivendola di Marina: «Conobbi mio marito in un bunker a 13 anni»
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Sulle mani ha le rughe di chi pulisce il pesce da una vita, uno sguardo vispo e la battuta pronta a dispetto degli ottanta anni compiuti ieri. A Marina, la conoscono tutti Mery Bientinesi. Dici «la Mery» e pensi alla pescheria in viale Galliano, proprio dietro alla chiesa. Lei è sempre lì, dal'58, d'inverno e d'estate. Dalla sua casa vicina all'Acquapark esce presto, e a piedi va ad aprire il negozio. «Poi però, mi riaccompagnano i miei figli», precisa. Generazioni di turisti l'hanno conosciuta, le hanno chiesto consiglio, stagione dopo stagione. «Spesso tornano a salutarmi dopo anni - ma non tutti me li ricordo. Sono troppi, però il loro affetto mi fa piacere».
La guerra. Mery è un'autorità a Marina, una marinese doc. Era nella frazione quando non ci abitavano più di cento persone. «Ci sono arrivata durante la guerra, ero sfollata con la mia famiglia. Poi, ci furono i bombardamenti dei tedeschi, fu proprio in un bunker che conobbi Benito Miserini. Avevamo 13 anni». Mery e Benito si innamorano e fidanzano. Poi, la guerra finisce, ma prima si porta via la madre di Mery.
«Fu una mina ad ucciderla insieme ad un'altra donna. Morì dopo 80 giorni d'agonia». L'amore. Nel'48 decidono di sposarsi. «In Comune a Cecina, perché mio padre non era religioso. Ma io credevo in qualcosa, così due giorni prima ci siamo sposati anche in chiesa, di nascosto». Benito inizia a lavorare alla Solvay, salpa le reti e il pescato arriva sulla tavola della mensa della società. «Però, le certezze caddero in un istante». Il colosso della chimica appalta la mensa ad un ditta esterna e i pescatori non servono più. Benito si trova nel mezzo di una strada. «Furono mesi difficili, mio marito si adattò a tutto ciò che trovava». Per un po' di tempo lavora anche allo zuccherificio. Il negozio. Poi, decide per il mestiere che conosce da sempre: il pescatore.
«Avevamo un gozzo ormeggiato dove ora c'è piazza della Fortezza». Benito, parte all'alba e torna nel pomeriggio, salpa le reti davanti a Marina. Spesso va anche Mery. Il pescato è abbondante e la famiglia Miserini inizia a vendere il pesce. «Venivano in molti, così abbiamo deciso di aprire un'attività». Il primo negozietto è un prefabbricato, davanti all'attuale pescheria, una stanzetta dove Mery pulisce e vende il pescato del marito mentre guarda a vista i due figli piccoli, Vally e Roberto. Nel'58 arriva la licenza e lo spostamento nel fondo attuale. «Ci sfrattarono dal prefabbricato. Non sapevamo dove andare. Proprio in quei giorni stavano costruendo il palazzo dove ora si trova il negozio. Fu grazie alla disponibilità dei costruttori che riuscimmo a comperare il fondo».
Nasce la pescheria "Da Mery", oltre alla titolare ci lavorano anche i figli. C'è Roberto che eredita la passione del mare dal padre e che oggi porta il pesce in negozio e Vally che alterna gli studi alle estati in bottega. Il boom. Negli anni'60, con il boom economico, Marina cambia faccia. «Arrivano i primi palazzi, le case estive, aumentano i turisti. Prima eravamo un centinaio di persone, oggi ce ne sono molte». Il negozio si allarga e il pesce viene comprato anche a Piombino, Porto Santo Stefano e Castiglione perché non basta.
«Le persone venivano a chiedermi consigli sui pesci e sulle ricette. Intanto mio marito continuava a pescare. C'era tanto pesce; mi ricordo di quando tornò con più di 10 quintali di muggini. La terza generazione. Dal 2009, la pescheria si è trasformata in ristopescheria. La mattina il pesce viene venduto, la sera dopo l'aperipesce viene cucinato e accompagnato a vino a champagne. «È stata un'idea dei miei nipoti Andrea e Francesco con mio figlio Roberto. «Ci ha donato la sua licenza - racconta Andrea - anche se all'inizio non era molto convinta. Oggi, è contenta, il capo è sempre lei, controlla tutto. Anche se non si è abituata ancora alla natura della nuova attività. Una volta ha mandato via i fornitori del vino. Per lei i fornitori sono sono di ghiaccio e altre cose che servono ad una pescheria». E, Mery come ha passato i suoi 80 anni? «A lavoro, mi sono alzata presto per andare in pescheria. Non riesco a stare con le mani in mano, il negozio è tutta la mia vita».
Sono passati più di 50 anni, ma lei è sempre dietro il banco. Mentre i suoi nipoti pesano il pesce su di una bilancia elettronica, lei usa la sua stadèra. Lo storico strumento di lavoro che l'ha accompagnata per una vita. «Niente tecnologia - confida - faccio ancora tutti i calcoli a mente, mi tengo allenata». È quasi ora di chiusura, la saracinesca si sta per abbassare. Le cassette vengono riposte e il banco pulito. Ma oggi Mery va un po' più veloce. «Ho fretta - racconta - perché mio nipote mi porta a pranzo fuori. Festeggiamo i miei primi 80 anni».
La guerra. Mery è un'autorità a Marina, una marinese doc. Era nella frazione quando non ci abitavano più di cento persone. «Ci sono arrivata durante la guerra, ero sfollata con la mia famiglia. Poi, ci furono i bombardamenti dei tedeschi, fu proprio in un bunker che conobbi Benito Miserini. Avevamo 13 anni». Mery e Benito si innamorano e fidanzano. Poi, la guerra finisce, ma prima si porta via la madre di Mery.
«Fu una mina ad ucciderla insieme ad un'altra donna. Morì dopo 80 giorni d'agonia». L'amore. Nel'48 decidono di sposarsi. «In Comune a Cecina, perché mio padre non era religioso. Ma io credevo in qualcosa, così due giorni prima ci siamo sposati anche in chiesa, di nascosto». Benito inizia a lavorare alla Solvay, salpa le reti e il pescato arriva sulla tavola della mensa della società. «Però, le certezze caddero in un istante». Il colosso della chimica appalta la mensa ad un ditta esterna e i pescatori non servono più. Benito si trova nel mezzo di una strada. «Furono mesi difficili, mio marito si adattò a tutto ciò che trovava». Per un po' di tempo lavora anche allo zuccherificio. Il negozio. Poi, decide per il mestiere che conosce da sempre: il pescatore.
«Avevamo un gozzo ormeggiato dove ora c'è piazza della Fortezza». Benito, parte all'alba e torna nel pomeriggio, salpa le reti davanti a Marina. Spesso va anche Mery. Il pescato è abbondante e la famiglia Miserini inizia a vendere il pesce. «Venivano in molti, così abbiamo deciso di aprire un'attività». Il primo negozietto è un prefabbricato, davanti all'attuale pescheria, una stanzetta dove Mery pulisce e vende il pescato del marito mentre guarda a vista i due figli piccoli, Vally e Roberto. Nel'58 arriva la licenza e lo spostamento nel fondo attuale. «Ci sfrattarono dal prefabbricato. Non sapevamo dove andare. Proprio in quei giorni stavano costruendo il palazzo dove ora si trova il negozio. Fu grazie alla disponibilità dei costruttori che riuscimmo a comperare il fondo».
Nasce la pescheria "Da Mery", oltre alla titolare ci lavorano anche i figli. C'è Roberto che eredita la passione del mare dal padre e che oggi porta il pesce in negozio e Vally che alterna gli studi alle estati in bottega. Il boom. Negli anni'60, con il boom economico, Marina cambia faccia. «Arrivano i primi palazzi, le case estive, aumentano i turisti. Prima eravamo un centinaio di persone, oggi ce ne sono molte». Il negozio si allarga e il pesce viene comprato anche a Piombino, Porto Santo Stefano e Castiglione perché non basta.
«Le persone venivano a chiedermi consigli sui pesci e sulle ricette. Intanto mio marito continuava a pescare. C'era tanto pesce; mi ricordo di quando tornò con più di 10 quintali di muggini. La terza generazione. Dal 2009, la pescheria si è trasformata in ristopescheria. La mattina il pesce viene venduto, la sera dopo l'aperipesce viene cucinato e accompagnato a vino a champagne. «È stata un'idea dei miei nipoti Andrea e Francesco con mio figlio Roberto. «Ci ha donato la sua licenza - racconta Andrea - anche se all'inizio non era molto convinta. Oggi, è contenta, il capo è sempre lei, controlla tutto. Anche se non si è abituata ancora alla natura della nuova attività. Una volta ha mandato via i fornitori del vino. Per lei i fornitori sono sono di ghiaccio e altre cose che servono ad una pescheria». E, Mery come ha passato i suoi 80 anni? «A lavoro, mi sono alzata presto per andare in pescheria. Non riesco a stare con le mani in mano, il negozio è tutta la mia vita».
Sono passati più di 50 anni, ma lei è sempre dietro il banco. Mentre i suoi nipoti pesano il pesce su di una bilancia elettronica, lei usa la sua stadèra. Lo storico strumento di lavoro che l'ha accompagnata per una vita. «Niente tecnologia - confida - faccio ancora tutti i calcoli a mente, mi tengo allenata». È quasi ora di chiusura, la saracinesca si sta per abbassare. Le cassette vengono riposte e il banco pulito. Ma oggi Mery va un po' più veloce. «Ho fretta - racconta - perché mio nipote mi porta a pranzo fuori. Festeggiamo i miei primi 80 anni».
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