Il Tirreno

Bagnanti sempre meno disposti a spendere per acquistare merce taroccata

E' crisi anche tra gli ambulanti

Franca Capecchi
Una venditrice su una spiaggia
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Una venditrice su una spiaggia

Affari in picchiata sulle spiagge: «Ce lo aspettavamo»

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 BIBBONA. In picchiata gli affari dei venditori ambulanti sulle spiagge. La crisi accorcia le vacanze e i turisti sembrano meno disposti ad acquistare la merce taroccata. «Lo sapevamo che quest'anno sarebbe stata più dura - dice Yusuf, ex operaio di un'azienda informatica di Torino - ma con la crisi tanti di noi hanno perso il lavoro nelle fabbriche del nord. Così eccoci qui».  Bastano 15 euro per l'autorizzazione rilasciata dal Comune, qualche dritta dove comprare la merce, una bottiglia d'acqua per non crollare sotto il sole e via fra gli ombrelloni. Yusuf è pakistano, anche sua moglie Fadhila dopo aver perso il lavoro nella stessa fabbrica si è riciclata ambulante e percorre senza sosta la lingua di spiaggia che va da Marina di Cecina a Marina di Bibbona. «Spesso solo per portare a casa 10 euro» aggiunge Fadhila, madre di due bimbi piccolissimi, lasciati a una connazionale in un monolocale di Pontedera. Nella cesta, che porta con agilità sulla testa, tanti monili colorati che offre ai turisti con scarso successo, anche se non superano i tre euro.  Amhed, marocchino dal '72 in Italia, sei figli, apre il "negozio" intorno alle 10 su una spiaggia libera confinante con un bagno. Vende abiti e costumi a 10 euro: «Ma è dura far spendere più di 15 euro ai turisti, ci sono giorni che spendo più soldi in acqua per la sete... Senza contare tutta la merce invenduta che dovrò buttare perché imbevuta di salmastro. Ho deciso di andarmene, una cosa l'ho capita: l'Italia per noi è finita. La gente ha iniziato a non comprare più già dall'anno scorso».  Anche Moustafà, un veterano delle Spiagge bianche di Vada, e Omar, da dieci anni a Marina di Bibbona, lamentano un vistoso calo delle vendite e una maggiore fatica nel vendere abiti da dieci euro. «Vengo qui tutti gli anni a fare la stagione per mandare soldi a casa - dice Shaibuil - Ma ormai siamo troppi, tutti con gli stessi articoli in un'unica fetta di spiaggia e il timore continuo dei controlli dei vigili. Anche se in regola, dobbiamo spostarci di continuo. Troppa fatica alla mia età».  Tarek, senegalese per la prima volta in Italia, trascina spostandosi di dieci metri per volta un lenzuolo contenente mini copricostumi al prezzo di due euro, urlando per richiamare l'attenzione delle probabili clienti. Senza successo. Racconta di dormire in macchina con altri connazionali.  Nel bazar che colora la spiaggia di Marina di Bibbona, Vada e i viali del mare di Marina di Cecina per la prima volta il numero delle venditrici supera quello degli uomini. Forse l'emancipazione, sicuramente tanto bisogno, hanno contribuito a far decidere a tante donne immigrate di lasciare le cure domestiche per un lavoro riservato finora agli uomini. Si chiamano Sheila, Dominique, Zaira e Nadia. Prima stavano a casa, la crisi e la perdita del lavoro dei loro uomini le hanno spedite sulla spiaggia e sui viali della città a vendere borse e cinture con griffe famose e taroccate. Si tengono in contatto con il cellulare per non farsi sorprendere dagli uomini in divisa «che possono arrivare da ogni parte - dicono - se una di noi riesce a vederli prima che si avvicinino, avvia il tam tam telefonico e ci spostiamo o nascondiamo la roba. I turisti ci aiutano sempre».  Il prezzo di una borsa griffata varia da 50 a 100 euro, ma può scendere anche a 25: «Sappiamo di ambulanti che hanno fatto debiti nei loro paesi d'origine per poter venire in Italia, con la speranza di guadagnare qualcosa. Anche noi abbiamo fatto una colletta per comprare la merce da rivendere».

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