Il Tirreno

Costa etrusca, i soci dicono no alla fusione

Domani un'assemblea per dar vita a un comitato: «La banca è sana»

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 CECINA. Si apre un nuovo capitolo nella storia della banca Costa Etrusca. I soci si costituiranno in un comitato per evitare la fusione con il Credito cooperativo di Chianciano Terme-Sovicille. L'appuntamento è già stato fissato: si ritroveranno domani alle 18 alla Buca del Gatto.  «Siamo in molti a voler dar vita ad un comitato - spiega Diego Rizzato, uno dei soci -, praticamente la maggioranza. L'istituto è sano e non vogliamo perderlo». Si tratta di un ultimo tentativo, in extremis, perché la fusione è già in corso, anzi alle riunioni del Cda della banca Costa Etrusca partecipano già i vertici di quella di Sovicille.  «Dare vita ad una banca con la testa e le gambe ben piantate sul territorio livornese». Fu l'obiettivo che nel 2007, mosse i fondatori a costituire la Bce, lo stesso obiettivo che muove oggi i soci a costituire un comitato. I problemi dell'istituto nascono nel gennaio scorso, quando la Banca d'Italia conclude un'ispezione di routine nella quale emergono diversi rilievi sulla "governance" del Cda.  «Le premesse che sono alla base della nostra iniziativa sono importanti - scrivono i soci - infatti è assodato che e dimostrato dai numeri della prima trimestrale 2010 che la banca è sana, chiude in utile. Ha in pancia una grande liquidità che farebbe molto comodo alla ripresa dell'economia livornese. Inoltre, la recente ispezione della Banca d'Italia ha evidenziato problemi legati alla governance e non ai numeri. L'attuale Cda - prosegue il comunicato - ha dato scarsissima informazione ai soci e non li ha coinvolti nella scelta di andare ad una fusione, infatti molti non ne sanno niente. Inoltre, il Cda ormai non rappresenta più nessuno, mentre la banca deve essere espressione dell'imprenditoria, delle associazioni, delle famiglie e del territorio. Il Cda deve smetterla di nascondersi dieto alla novella che la fusione è imposta da Banca d'Italia. Perché dobbiamo perdere la banca che abbiamo costruito con fatica?». Oggi l'istituto livornese conta 77 milioni di raccolta, 50 milioni di impieghi, 3000 clienti di cui 1400 soci, 2 filiali, un capitale di 6 milioni e 331mila euro. R.B.

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