Il Tirreno

«Controllato a vista peggio di un delinquente»

Rino Bucci
Romualdo Pignotti, titolare della falegnameria “L’artigiano del mobile”, nel negozio di via Susa
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Romualdo Pignotti, titolare della falegnameria “L’artigiano del mobile”, nel negozio di via Susa

Lo sfogo di un falegname: un vicino mi impedisce di lavorare

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 CECINA. Si sente perseguitato perché non può lavorare. Da sei anni Romualdo Pignotti taglia il legno. È titolare della falegnameria "L'artigiano del mobile", due stanze in via Susa 20, piene di macchinari e tavole: «Tutto è filato liscio fino a due anni fa, poi...». Poi una serie di chiusure e riaperture; l'attività che viaggia a singhiozzo. Pignotti non ricorda neanche quante volte ha dovuto abbassare la saracinesca per poi rialzarla. «C'è un vicino che non vuole che io lavori. Sta facendo di tutto per farmi chiudere definitivamente. Mi ha dichiarato guerra».  I primi a presentarsi in negozio sono stati i tecnici Arpat. «Sono arrivati nell'autunno 2009. Hanno misurato il rumore e le emissioni di polvere. Ero fuori di 3 decibel e il 27 novembre mi è arrivata l'ordinanza del Comune che mi imponeva di sospendere l'attività». Pignotti insonorizza le stanze e limita le emissioni polverose. Dopo un altro controllo dell'Arpat, il 12 gennaio il Comune revoca l'ordinanza. «Sono rimasto chiuso più di un mese, con perdita di lavoro. Con i pannelli antirumore pensavo di essere in regola, ma poi sono piombati i vigili del fuoco». Arrivano insieme alla polizia municipale a seguito di un esposto. Nel verbale registrano che «tutti i macchinari e impianti elettrici presentano la messa a terra e non prospettano rischi ai fini anticendi». Insomma, tutto in regola. Ma a giugno parte un'altra lettera: il Comune informa il falegname dell'avvio di un procedimento a suo carico per la verifica di presunti illeciti edilizi. Un atto dovuto, perché a seguito di un controllo è venuto fuori che Pignotti lavora in un fondo commerciale e non per attività artigianale: «Mi hanno imposto la chiusura, sono fermo da tre mesi. Aspetto la variazione della destinazione d'uso ma credetemi, mi sento perseguitato. Se mi trovano a lavorare mi fanno passare un guaio».  L'11 agosto arriva anche la finanza. Le forze dell'ordine vogliono controllare che l'artigiano rispetti la direttiva dell'amministrazione comunale. Trovano i macchinari spenti, stilano il verbale e se ne vanno. Tutto a posto.  L'ultimo capitolo lunedì. Pignotti è nel negozio e, forse per passione forse per necessità, accende la sega circolare. «Neanche 10 minuti dopo - racconta - sono arrivati i vigili, chiamata dai vicini. Mi hanno intimato di smettere subito, altrimenti rischiavo una denuncia penale. Sono più sorvegliato di un delinquente. A questo punto andrò dal sindaco, almeno lui spero possa aiutarmi. Cosa devo fare per lavorare?».

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