Inutile e pericolosa, anche i ciclisti bocciano la pista
Naomi Buonazia
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Un ciclista viaggia tranquillo sull’Aurelia mentre a fianco c’è la pista ciclabileSpesso le piste ciclabili vengono costruite, riscuotendo consensi e sospiri di sollievo, là dove il traffico può costituire un pericolo per i ciclisti.
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ROSIGNANO. Spesso le piste ciclabili vengono costruite, riscuotendo consensi e sospiri di sollievo, là dove il traffico può costituire un pericolo per i ciclisti.
Alcuni le utilizzano quotidianamente mentre altri preferiscono ancora viaggiare sulle corsie adibite agli autoveicoli. Sul banco degli «imputati» è finita la pista ciclabile sulla vecchia Aurelia tra Vada e Rosignano. Un tempo ritenuta indispensabile per la sicurezza dei ciclisti, oggi la pista è nel mirino perché occupa (con i suo 2,5 metri di larghezza) gran parte della carreggiata. Il verdetto sembra essere irremovibile: va smantellata.
Dopo l'ipotesi ventilata dal sindaco Alessandro Franchi, si registrano altri interventi a favore dell'eliminazione. Gianfranco Martellacci, presidente della ciclistica di Vada, ha ribadito più volte l'inutilità della pista ciclabile: «La pista ciclabile è come se fosse riservata: essendo su di un unico lato i veterani, in gruppi di 50 o 100 persone, non la possono usare perché non c'entrano. E' impossibile anche portarci i bambini dei corsi di ciclismo perché s'incontrano altri pedoni o ciclisti. Se ci fosse un'altra pista sul margine opposto allora forse si potrebbe utilizzare ma in questo momento la pista è inutile e pericolosa».
Anche il presidente della ciclistica di Marina di Cecina, Dilvo Lotti, ha espresso il suo disappunto: «Già dal 1999 avevo capito che quella pista era stata costruita senza un criterio logico perché riduceva l'ampiezza della carreggiata. Potevano essere prese in considerazione varie soluzioni, come coprire i fossi a lato della strada, e costruire una ciclabile più efficiente come quella della Mazzanta. Sono anche dell'opinione che quella staccionata sia un colpo all'occhio, per non parlare del materiale con cui è stata costruita la pista: materiale deperibile friabile».
Ma c'è anche chi difende la pista, come Attilio Bonali, un lettore che ha scritto al Tirreno: «Smantellandola si potrebbero presentare più incidenti su quel tratto di strada». Allora perché non mettere degli autovelox e salvare la pista? Lo sostiene Roberto Creatini della Pro Loco che ha anche suggerito di togliere i cartelloni pubblicitari e far effettuare più controlli sulla velocità.
Alcuni le utilizzano quotidianamente mentre altri preferiscono ancora viaggiare sulle corsie adibite agli autoveicoli. Sul banco degli «imputati» è finita la pista ciclabile sulla vecchia Aurelia tra Vada e Rosignano. Un tempo ritenuta indispensabile per la sicurezza dei ciclisti, oggi la pista è nel mirino perché occupa (con i suo 2,5 metri di larghezza) gran parte della carreggiata. Il verdetto sembra essere irremovibile: va smantellata.
Dopo l'ipotesi ventilata dal sindaco Alessandro Franchi, si registrano altri interventi a favore dell'eliminazione. Gianfranco Martellacci, presidente della ciclistica di Vada, ha ribadito più volte l'inutilità della pista ciclabile: «La pista ciclabile è come se fosse riservata: essendo su di un unico lato i veterani, in gruppi di 50 o 100 persone, non la possono usare perché non c'entrano. E' impossibile anche portarci i bambini dei corsi di ciclismo perché s'incontrano altri pedoni o ciclisti. Se ci fosse un'altra pista sul margine opposto allora forse si potrebbe utilizzare ma in questo momento la pista è inutile e pericolosa».
Anche il presidente della ciclistica di Marina di Cecina, Dilvo Lotti, ha espresso il suo disappunto: «Già dal 1999 avevo capito che quella pista era stata costruita senza un criterio logico perché riduceva l'ampiezza della carreggiata. Potevano essere prese in considerazione varie soluzioni, come coprire i fossi a lato della strada, e costruire una ciclabile più efficiente come quella della Mazzanta. Sono anche dell'opinione che quella staccionata sia un colpo all'occhio, per non parlare del materiale con cui è stata costruita la pista: materiale deperibile friabile».
Ma c'è anche chi difende la pista, come Attilio Bonali, un lettore che ha scritto al Tirreno: «Smantellandola si potrebbero presentare più incidenti su quel tratto di strada». Allora perché non mettere degli autovelox e salvare la pista? Lo sostiene Roberto Creatini della Pro Loco che ha anche suggerito di togliere i cartelloni pubblicitari e far effettuare più controlli sulla velocità.
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