Sicurezza
Stasera attesa per il recital di Massimo Ranieri, che racconta la sua scoperta di Bolgheri e dei grandi vini
«Dove nuoto? E' chiaro: nella musica»
Divina Vitale
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Massimo Ranieri in scenaIntervista al popolare cantante napoletano: il pubblico viene prima di tutto
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BOLGHERI. Arriverà a conclusione dello show delle Frecce tricolori, dando vita ad uno spettacolo poliedrico all'interno dell'Arena Incisa. Massimo Ranieri, all'anagrafe Giovanni Calone, simbolo della musica melodica italiana. Attore, cantante, interprete della cultura popolare verace, solare come la terra in cui nasce: Napoli. Lo abbiamo incontrato. Lei è uno dei cantanti più amati dal pubblico. Come ha vissuto e vive tuttora questa dimensione di gloria nazional-popolare?
Mi definirei un umile cantante. Ho avuto una parentesi lunga di attore ma con il microfono in mano torno subito nella mia dimensione nazional-popolare di cui vado fiero e sono orgoglioso. Il pubblico è fondamentale sempre.
Lei ha consegnato alla storia successi come "Rose Rosse", brani e musiche che fanno difficoltà a tornare. Com' è cambiata la musica e il modo di recepirla?
Più di me l'hanno consegnata gli autori. Io sono stato un interprete, un esecutore fortunato e senz'altro adatto. Per il cambiamento c'è poco da dire, un tempo la musica si faceva con la voce e la chitarra, oggi si fa al computer...
Bolgheri e Bolgheri Melody, com'è nata la proposta? Conosceva prima il gioiello dell'Alta Maremma?
Mi incuriosisce molto questa manifestazione. Finché si fanno cose nuove va bene. Non conoscevo Bolgheri e quando mi hanno chiamato sono rimasto affascinato, non ho fatto nessuna fatica ad accettare. Mi auguro di portarmi via qualche bottiglia di vino. Bevo pochissimo ma voglio bere bene... (ride)
Cosa pensa degli spazi dedicati alla musica e alla cultura in questi periodi di crisi?
Se ne fanno tanti, alcuni belli, alcuni meno belli, altri brutti, ma l'importante è farli. Bisogna far sentire che siamo vivi...
Lo spettacolo si intitola "Canto perché non so nuotare da 40 anni", è una provocazione o la verità?
È la verità, ho imparato tardi... ma la mia è più una definizione metaforica, nessuno sa nuotare nella vita. Bisogna saper stare a galla e non farsi beccare dall'onda anomala.
Come si articola lo show?
Uno spettacolo, non un concerto. Tante canzoni famose, il mio racconto di 40 anni di carriera o quasi. Uno spettacolo a tutto tondo, anche se la rotondità è difficile da raggiungere.
Lei ha sperimentato un po' tutte le forme artistiche: il palcoscenico del teatro, il grande e piccolo schermo, la musica, in cosa si sente comunque più a suo agio?
Il mare dove nuoto meglio è quello della canzone, perché vi nasco. È un fatto naturale, fisico dell'essere umano. Mentre il teatro è una grande educazione, è disciplina.
Qual è la canzone che avrebbe voluto scrivere...
Yesterday dei Beatles.
Secondo lei il mondo dello spettacolo risorgerà? Su cosa si deve puntare, da grande esperto?
La risposta non è difficile: serve la qualità, perché vince sempre. Non è basata sulle voci, belle o brutte, la qualità fa sì che la carriera decolli.
Cosa augura a Bolgheri Melody e cosa si augura?
Auguro lunga vita al Festival e a me di trovare lungo la strada più Bolgheri Melody.
Mi definirei un umile cantante. Ho avuto una parentesi lunga di attore ma con il microfono in mano torno subito nella mia dimensione nazional-popolare di cui vado fiero e sono orgoglioso. Il pubblico è fondamentale sempre.
Lei ha consegnato alla storia successi come "Rose Rosse", brani e musiche che fanno difficoltà a tornare. Com' è cambiata la musica e il modo di recepirla?
Più di me l'hanno consegnata gli autori. Io sono stato un interprete, un esecutore fortunato e senz'altro adatto. Per il cambiamento c'è poco da dire, un tempo la musica si faceva con la voce e la chitarra, oggi si fa al computer...
Bolgheri e Bolgheri Melody, com'è nata la proposta? Conosceva prima il gioiello dell'Alta Maremma?
Mi incuriosisce molto questa manifestazione. Finché si fanno cose nuove va bene. Non conoscevo Bolgheri e quando mi hanno chiamato sono rimasto affascinato, non ho fatto nessuna fatica ad accettare. Mi auguro di portarmi via qualche bottiglia di vino. Bevo pochissimo ma voglio bere bene... (ride)
Cosa pensa degli spazi dedicati alla musica e alla cultura in questi periodi di crisi?
Se ne fanno tanti, alcuni belli, alcuni meno belli, altri brutti, ma l'importante è farli. Bisogna far sentire che siamo vivi...
Lo spettacolo si intitola "Canto perché non so nuotare da 40 anni", è una provocazione o la verità?
È la verità, ho imparato tardi... ma la mia è più una definizione metaforica, nessuno sa nuotare nella vita. Bisogna saper stare a galla e non farsi beccare dall'onda anomala.
Come si articola lo show?
Uno spettacolo, non un concerto. Tante canzoni famose, il mio racconto di 40 anni di carriera o quasi. Uno spettacolo a tutto tondo, anche se la rotondità è difficile da raggiungere.
Lei ha sperimentato un po' tutte le forme artistiche: il palcoscenico del teatro, il grande e piccolo schermo, la musica, in cosa si sente comunque più a suo agio?
Il mare dove nuoto meglio è quello della canzone, perché vi nasco. È un fatto naturale, fisico dell'essere umano. Mentre il teatro è una grande educazione, è disciplina.
Qual è la canzone che avrebbe voluto scrivere...
Yesterday dei Beatles.
Secondo lei il mondo dello spettacolo risorgerà? Su cosa si deve puntare, da grande esperto?
La risposta non è difficile: serve la qualità, perché vince sempre. Non è basata sulle voci, belle o brutte, la qualità fa sì che la carriera decolli.
Cosa augura a Bolgheri Melody e cosa si augura?
Auguro lunga vita al Festival e a me di trovare lungo la strada più Bolgheri Melody.
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