Il Tirreno

Guerra nel Pdl. Polemica sul “modello Cecina” e sui tre coordinatori

E' bufera su Gragnoli

Luciano De Majo
Maurizio Zingoni con Benito Gragnoli
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Maurizio Zingoni con Benito Gragnoli

Gli ex azzurri: «Noi non candidiamo un rapinatore»

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 CECINA. Commissariato o no, il Pdl livornese è ancora in guerra con se stesso. E se il consigliere provinciale Benito Gragnoli invoca, per la sua guida, il "modello Cecina", ecco che gli ex Forza Italia gli rispondono per le rime. «Se abbracciare il "modello Cecina" significa candidare rapinatori di uffici postali educatamente decliniamo l'invito», dicono gli ex forzisti, riferendosi al caso dell'esponente Pdl di Castagneto Carducci finito nella rete degli inquirenti con l'accusa di rapina.  Gragnoli nei giorni scorsi aveva fatto riferimento alla necessità di tre coordinatori per il Pdl (uno per ogni area geografica della provincia) definendo Zingoni «un maresciallo». «Io sto comunque con Matteoli - ha chiarito Gragnoli - e non con Verdini, anche se vedo che Verdini lo stanno abbandonando un po' tutti, fra coloro che lo sostenevano». I consiglieri provinciali, comunali di Livorno, di circoscrizione che stanno nel Pdl e che provengono da Forza Italia hanno firmato un documento durissimo contro Gragnoli, ricordando che loro «da un anno assistono ad una guerra fratricida tra le due anime degli ex Alleanza nazionale». «Lo scontro iniziato tra Amadio e Taradash per la poltrona di capogruppo in consiglio comunale a Livorno - proseguono gli ex Forza Italia - si è fatto sempre più cruento e si è esteso a tutta la provincia. A questo punto la componente maggioritaria del partito (70%) moderata e liberale dice basta. Se gli ex An con le loro beghe interne intendono annientare quanto di buono c'è nel Pdl, hanno sbagliato i loro conti. Loro sono il problema e non la soluzione. Se hanno problemi personali, si incontrino in privato e li risolvano».  Chi non condivide né le parole di Gragnoli né la posizione degli ex forzisti è Bruno Tamburini, ex An che però non vuol più sentir parlare delle distinzioni che esistevano prima della nascita del Popolo della libertà. «Non ricominciamo con questa storia di ex Forza Italia ed ex An altrimenti non si va da nessuna parte - dice - e io che sognavo un partito normale...». Ma Tamburini è deciso anche nei confronti di Gragnoli: «Spero che i cronisti che hanno riportato le sue parole si siano sbagliati, altrimenti vuol dire che il nostro consigliere provinciale ha preso un colpo di sole». Ciò che Tamburini contesta è l'idea dei tre coordinatori: «E' chiaro che si prefigura la distribuzione per componenti, col pretesto delle aree territoriali: una agli ex Forza Italia, una agli ex An e una per i dissidenti del gruppo Amadio. Eh no, io non posso starci a questo gioco. Qui bisogna parlar chiaro: c'è un gruppo che ha spaccato il gruppo e coperto di ridicolo il partito. Hanno sbagliato e ora devono pagare. Con loro non è possibile nessun accordo». Secondo Tamburini serve invece «un commissario che sia presente e che dia, finalmente, una guida autorevole al partito».

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