Sicurezza
Sempre più fondi sfitti sul corso
Rino Bucci
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Linterno di un negozio in Corso Matteotti Crisi e affitti alti, si apre in periferia. Calo del 3,5% delle attività all'ingrosso
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CECINA. Fondi sfitti lungo corso Matteotti e nelle vie limitrofe. Attività commerciali che aprono e abbassano le saracinesche nel giro di pochi mesi. I dati elaborati dal centro studi della Camera di commercio di Livorno parlano chiaro: i negozi di vicinato risentono della crisi economica. Lasciati da parte i numeri, basta una passeggiata in centro per accorgersene. Nell'ultimo semestre, rispetto all'anno precedente le attività di commercio all'ingrosso sono passate da 199 a 192, (-3,5 per cento). Per quanto riguarda il commercio al dettaglio c'è stato un piccolo incremento, un passaggio da 543 a 550 negozi (+ 1,3 per cento). Invariato il settore di vendita e riparazione autoveicoli. Le iscrizioni nel giro di un anno sono diminuite di dieci unità. Nel primo semestre 2009 furono 23, quest'anno sono state 13 (-43,5 per cento). Tirando le somme, in un anno la crescita è stata pari a zero. «I numeri vanno letti con cognizione di causa - spiega Roberto Nardi, presidente della Camera di commercio di Livorno - ed hanno una valenza più quantitativa che qualitativa. Insomma, se un negozio chiude in via Matteotti e un altro apre in periferia, c'è una bella differenza, così come se abbassa la saracinesca un'attività storica, magari che resiste da trent'anni. In tutta la Provincia, come nel resto d'Italia, c'è una tendenza al ribasso, anche se i dati non sono devastanti. Cecina, in particolar modo è caratterizzata da un elevato turnover: le imprese aprono e chiudono velocemente. Oltretutto, la città ha sempre avuto un rischio bancario abbastanza elevato. Infatti, negli ultimi anni ci sono stati diversi fallimenti eccellenti che hanno avuto ripercussioni sull'economia locale». Nella provincia di Livorno, l'area cecinese è l'unica che si svincola dalle grandi attività produttive, come le acciaierie o le grandi fabbriche. Da sempre qui si vive di commercio. Ma, i fondi sfitti su corso Matteotti e nelle aree centrali (si pensi a palazzo Fiorito), sono un preoccupante campanello d'allarme, così come la chiusura di alcune attività storiche che hanno lasciato il posto a grandi catene in franchising. «Sicuramente - prosegue Nardi - un grosso ostacolo sono gli affitti, che sono diventati davvero duri da sostenere, per questo il commerciante preferisce spostarsi in periferia». Un fenomeno sotto gli occhi chi in bottega, ci è praticamente nato. «Il turnover di attività - commenta Catia Giannoni, presidente del Centro commerciale naturale e storica negoziante - non è un segnale positivo, soprattutto perché molte attività avviate hanno mollato. Qualche anno fa era impensabile trovare un fondo libero in corso Matteotti. Segno dei tempi che cambiano. Il problema è che i prezzi degli affitti sono proibitivi e c'è una grande paura di investire. Nel commercio, c'è una regola fissa: prima si spende e poi si guadagna. Ma, ci vuole coraggio, un tempo si investiva la liquidazione dei genitori per aprire un'attività. Oggi, sarebbe impensabile, troppo rischioso».
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