Il Tirreno

«Fondamentali le intercettazioni»

«Fondamentali le intercettazioni»

La soddisfazione del viceprocuratore Masini

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Cinque persone. Ognuna con un ruolo preciso. Jessica Karina Labezzaris Munoz aveva ancora il cappello in testa quando è stata aggredita. Era appena rientrata dopo aver fatto shopping. La banda dei rapinatori l'ha presa subito d'assalto, senza perdere tempo.  Erano quattro, lei ne conosceva solo uno. Gli altri, secondo gli inquirenti, sono arrivati da Torino, in trasferta per un giorno o due. Ma in due l'hanno materialmente immobilizzata. La polizia l'ha trovata supina sul letto.  Sono servite sei fascette - di quelle che si comprano in ferramenta - per renderla inoffensiva. Due, a sua volta tenute insieme con una terza, per legarle i piedi. Altrettante per i polsi.

Lo ha spiegato la vicecomandante della squadra mobile di Livorno, Sabrina Vivaldi, che ha condotto le indagini con gli investigatori della seconda sezione. In quella posizione, praticamente paralizzata, Jessica avrebbe solo potuto gridare per chiedere aiuto. Ma i rapinatori hanno pensato anche a quello. E le hanno infilato in bocca un pezzo di stoffa. «La vittima s'è resa conto che stava morendo - ha detto il viceprocuratore capo, Luca Masini, che ha coordinato le indagini insieme alla pm Paola Rizzo - Ha sofferto per un tempo molto lungo, il medico legale sta lavorando per stabilire quanto. Una morte dolorosa e progressiva».  «Il crimine - ha precisato Masini - è stato commesso a scopo di rapina, ma forse non solo». A motivare l'amica e connazionale Judit Dolores Vejo Enriquez, arrestata insieme ai complici, sarebbe stato anche un forte sentimento di gelosia. «Per questo - spiega Masini - non escludiamo che nei confronti di alcuni degli indagati possa scattare anche l'aggravante della premeditazione». Judit era gelosa non solo della bellezza dell'amica, ma anche del fatto che guadagnasse più di lei. L'avvocato di parte civile, Luca Barsotti, racconta un episodio: «Per arrotondare Judit vendeva borse e una volta la vittima ne acquistò una da lei per 100 euro. Da allora, l'amica ha cominciato a chiederle con insistenza altri soldi».  «Siamo soddisfatti, la seconda sezione della mobile è riuscita a trovare 4 dei 5 responsabili in quattro giorni - dice Masini - Fondamentali le intercettazioni telefoniche».

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