Il Tirreno

L'ombra del racket sul delitto

L'ombra del racket sul delitto

Jessica uccisa per uno sgarro? S'indaga su due telefonate

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VADA. La chiave del giallo forse sta proprio in quelle due telefonate fatte tra le 20 e le 21. E' l'amica di Jessica, preoccupata, che chiama. Come ha già fatto, inutilmente, per tutto il pomeriggio. Stavolta qualcuno risponde: dapprima una voce maschile, poi una femminile. «Ha sbagliato numero, qui non c'è nessuna Jessica». Ora su queste due chiamate gli inquirenti hanno riposto l'attenzione.

E l'ipotesi che prende corpo è quella che Jessica Karina Munoz, barbaramente soffocata nell'appartamento di via Gobetti a Vada, sia finita nel giro del racket.Soldi e sfruttamento, dunque. Oppure la vendetta per qualcosa legato all'attività o al passato della giovane ecuadoregna. Quella di ieri è stata un'altra giornata di interrogatori, condotti stavolta a Livorno nell'ufficio della Squadra Mobile della Questura. Gli investigatori, coordinati dai sostituti procuratori Luca Masini e Paola Rizzo, hanno ascoltato alcuni parenti della Munoz: tre cugine ed una zia, tutte residente nella periferia di Massa.ù

Si cercano di ricostruire rapporti, relazioni, amicizie ma anche semplici conoscenze maturate negli ultimi mesi dalla ragazza. Ma gli inquirenti hanno ascoltato anche altre persone, ancora altre amiche della donna, in attesa di avere i primi responsi dall'esame dei reperti sequestrati nell'appartamento. Indicazioni utili potrebbero arrivare proprio dal campione di un capello, non appartenente alla vittima, trovato sul letto dopo il delitto. Mentre si stanno conducendo anche verifiche sulla situazione patrimoniale della Munoz. Sposata due volte, due bambini piccoli, Jessica era arrivata da poco a Vada. E vi sarebbe rimasta poco se non avesse fatto quella fine terribile, legata mani e piedi e soffocata con un pezzo di stoffa di una tenda strappata.

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