La manifestazione
Ora sul suo terreno si costruisce il corridoio: «Ma un pezzo della futura autostrada è come se fosse mio»
Espropriato due volte, fa causa a Anas
Mario Moscadelli
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A destra Arnaboldi sul cantiere della Tirrenica. Sotto da sinistra gli avvocati e il coltivatore Coltivatore deve ancora ricevere un indennizzo di 700mila euro per la Variante
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CECINA. Non capita a tutti di possedere un pezzo di strada. O meglio un pezzo di futura Tirrenica. Il "fortunato" in questione, ma poi mica tanto, è Franco Arnaboldi - titolare di un'azienda vivaistica di Collemezzano - che per questa singolare proprietà è in guerra con Anas. Prima di raccontare la storia di questa rocambolesca vicenda, traduciamo subito il termine "guerra": Arnaboldi, comasco di 69 anni ma dagli anni Settanta residente in via Tronto nella campagna di Collemezzano (l'ingresso della sua proprietà è davanti al Podere gli Olmi), attraverso i legali cecinesi Gianclaudio e Federico Pazzaglia ha fatto ricorso contro Anas e Sat sull'esproprio per la realizzazione della Tirrenica. Ricorso mirato alla sospensione dei lavori in corso, «perché un pezzo della futura autostrada è mio e su questo aspetto pende una causa da 700mila euro relativa al mancato indennizzo sull'esproprio ricevuto per la costruzione della Variante», dice il coltivatore diretto. Tutto inizia nel 1981. «Quando Arnaboldi - afferma Gianclaudio Pazzaglia - subisce l'occupazione d'urgenza per la realizzazione della Variante. Nel 1989 si procede all'esproprio di 3 dei 16 ettari di proprietà del coltivatore». Un'operazione che Arnaboldi definisce «devastante per la mia azienda, perché la Variante ha tagliato in due i possedimenti rovinando diverse piantagioni e costringendomi poi a ingenti investimenti per sistemare quanto rimasto. Ho dovuto comprare anche dei nuovi mezzi per passare sotto il cavalcavia della Variante». Ma l'esproprio in questione arriva «senza il relativo decreto e senza il relativo indennizzo. Dunque, siamo davanti ad un'occupazione illegittima», sostengono gli avvocati. Per questo motivo nel 1992 Arnaboldi fa causa alla Sipa, «la società che allora gestiva gli espropri per conto di Anas». Si va in tribunale a Livorno «e il giudice - spiega il legale - stabilisce che all'imprenditore agricolo spettano 500 milioni di vecchie lire». La Sipa propone appello. È il 2007. «La Corte d'appello di Firenze dà ragione a Arnaboldi, che nel frattempo vede aumentato il risarcimento danni a 700mila euro». Tutto risolto? «No, è da qui che iniziano i problemi. Perché la Sipa va in amministrazione straordinaria e Arnaboldi si vede congelato il maxi risarcimento deciso dal giudice». Niente soldi, dunque, «e con la beffa che il Ctu, nominato dal giudice per l'appello fatto dalla Sipe, cita in giudizio Arnaboldi per il pagamento di 10mila euro». Sulla base della sentenza del 2007, dunque, «di fatto sono titolare di qualche centinaio di metri di Variante», aggiunge l'uomo. E si arriva al 2010, quando Sat spedisce a casa del comasco la lettera di esproprio per adeguare allargare la Variante e trasformarla in autostrada. Il coltivatore porta la missiva allo studio legale Pazzaglia: inizia così una nuova battaglia. «Il ricorso presentato contro Anas e Sat si fonda sull'articolo 43 del Dpr 327 del 2001 - spiegano i legali - che prevede, in un caso come questo, la restituzione dei terreni al proprietario. Questo è quanto chiediamo al giudice, la cui prima udienza è fissata il prossimo 27 luglio a Cecina». Insomma, Arnaboldi spera di sanare una volta per tutte questo trentennale contenzioso. L'obiettivo è riuscire ad ottenere la sospensione dei lavori della Tirrenica, mettersi intorno ad una tavolino con Anas e intavolare una trattativa per riscuotere quel maxi risarcimento, che nel frattempo sarà aumentato di valore. «Io voglio solo quanto mi spetta - dice Arnaboldi - perché vi chiedo: come ha fatto Anas a firmare la concessione con Sat se c'è un pezzo di Variante che è di mia proprietà? Io con Sat ho stabilito una buonissima collaborazione sui lavori già in corso su miei terreni, ma Anas - anche attraverso la Corte Europea che ha seguito il caso dopo un mio ricorso - era informata sul fatto che pendesse un contenzioso relativo al primo esproprio».
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