Sicurezza
L'alibi secondo i vicini «A quell'ora Marzi era ancora sotto casa»
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La scena dell’omicidio e, in alto, la vittima Marzi2 MINUTI DI LETTURA
CECINA. Ci sono due testimoni che avrebbero visto Danilo Marzi in via Zara alle 21,35 di quel 3 aprile del 2008. Testimonianze che si scontrano con la tesi dell'accusa su un punto delicato del delitto del Tripesce: il telefonino di Yosmeri Armas Castilla, imputato con la moglie del pensionato, Luz Maria Godoy, che alle 21,40 aveva agganciato una cella a pochi chilometri dal luogo dell'omicidio. A sostenere di aver visto a quell'ora Marzi vicino a casa sono Stefano Cardella e Simona Bandini (residenti in via Zara), due della decina di testimoni della difesa sfilati ieri davanti alla Corte. Quasi tutti i testi - difesi dagli avvocati Enrico Marinai e Gianni Trabuchelli (Godoy) e Filippo Fatticcioni (Armas) - ascoltati in Assise dal collegio presieduto dal giudice Antonio Del Forno hanno affermato che il cubano e la moglie del pensionato non erano amanti. A tracciare un profilo degli affari ma anche della vita coniugale di Marzi, l'avvocato cecinese Saverio Dal Canto: ascoltato perché molto vicino a Marzi in quanto a lungo suo legale, Dal Canto ha spiegato che il pensionato negli ultimi anni era alle prese con difficoltà economiche ed era in causa con l'ex convivente Vittoria Fazio per questioni relative agli appartamenti di Saint-Vincent. Dal Canto, poi, ha escluso che tra lui e Luz Maria Godoy fossero in corso situazioni che facessero presagire la separazione dei beni o la separazione sentimentale. Inoltre, sempre secondo Dal Canto, Godoy non ha fatto nessuna richiesta né per la pensione reversibile né per la successione dei beni. Poi è toccato a Stefano Cardella e Simona Bandini, una coppia che abita nella stessa via dove risiedeva il pensionato sessantenne. Entrambi hanno affermato di avere visto Marzi alle 21,35 accanto alla sua macchina in via Zara la sera di quel 3 aprile del 2008. Testimonianze ritenute molto importanti dalla difesa, visto che l'impianto accusatorio nei confronti degli imputati si basa soprattutto sull'orario di due telefonate: alle 21,40 il cellulare del cubano che aggancia la cella del Poggetto, a tre chilometri dal luogo del delitto (aveva composto il numero 4916 della Tim per sapere informazioni sul suo credito), alle 22,15 Armas chiama la donna da una cabina telefonica di Montescudaio. Oggi altra giornata di udienza in Assise a Livorno. Tra i testimoni una delle figlie di Luz Maria Godoy: quella maggiore, Yaynelis, ex fidanzata di Antonio Ivano Di Marco, uno degli indiziati nei giorni caldi dell'omicidio. Sarà sentitol'ispettore Zizza, della polizia scientifica di Firenze, che ha condotto le indagini sulla macchina di Armas Castilla.
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