Sicurezza
Sotto il campanile è nata la passione per la bicicletta
◗
Dilvo Lotti sfoglia lalbum dei ricordi Dilvo Lotti e i suoi antenati: «Che personaggio era nonno Gino, detto Tirone»
3 MINUTI DI LETTURA
CASALE. Una famiglia e una passione: la bicicletta. Zio Giorgio praticava il ciclismo da dilettante, babbo Amerio è tra i fondatori della Ciclistica Cecina, Dilvo è stato presidente della Polisportiva di Marina sezione ciclismo. Infine Francesca, la campionessa di ciclocross e di medio fondo, che dai sette anni è salita in sella per fermarsi a trentasette, per la nascita di Alessio. E' dalle parole di Dilvo che si apprendono le vicende della famiglia Lotti. Vera memoria storica del suo ceppo, con lo zelo dell'archivista ha catalogato paginate di antenati nel suo albero genealogico, con ricerche iniziate dieci anni fa e costantemente aggiornate. I Lotti sono già a Casale negli Trenta o Quaranta dell'Ottocento, documentati dal 1865. Il capostipite era Natale, che ebbe otto figli di cui Dilvo ha ricostruito gran parte della discendenza. Da Dario viene nonno Gino, il suo primogenito era il padre Amerio. Scorrendo nomi e date si incrociano altri cognomi celebri come i Camerini e i Matteucci, ai matrimoni succedono le convivenze riflettendo il cambiamento dei tempi. "I Lotti abitavano sotto il campanile - spiega Dilvo, che è rimasto in paese fino al 1961 - ma la loro casa madre era ai Poggi, nel 1919 la cedettero ai Tozzini dai quali l'acquistò Oliviero Toscani, che oggi ne è proprietario. Nel 1880 presero casa in castello, in campagna restarono Martino e Dario, che viveva al podere Le Mandrie dove sono nato io nel 1950. Nel 1956 si tornò in via Veneto dove feci le elementari. Poi ci trasferimmo a Cecina, negli anni Sessanta il boom economico mise in ginocchio l'agricoltura, tutti lasciavano i campi e sognavano di comprare la televisione". Ecco così, soffiata la polvere del tempo, tornare limpidi i ricordi di nonno Gino detto Tirone "perché sapeva tirare bene alle bocce, colpiva con il suo pugno proibito, e poi si dice che tirasse a sé anche le donne. Comunque quando i guardistallini venivano al porto, la strada che sale al paese e termina con un imbuto, a sfotterci con le canne da pesca finiva a cazzotti, e nonno Tirone faceva i mucchi per terra". Poi c'era lo zio Giorgio, che correva in bici a livello regionale e quando non arrivava tra i primi doveva tornare a lavorare la terra. E Amerio, che ha suonato per 72 anni la cornetta nella banda di Casale, ha fondato la fanfara dei bersaglieri a Cecina e nel 1999 il Presidente della Repubblica Ciampi lo ha fatto Cavaliere al merito della Repubblica. Infine Dilvo, che ha corso in bicicletta fino a 16 anni ma poi si è dedicato ai giovani "mettendo in bicicletta tra adulti e ragazzi circa 500 atleti. Ho l'archivio aggiornato di tutti i ragazzi che hanno gareggiato con me: località, data e piazzamento". Non c'è da stupirsi. E non è che uno dei rami della famiglia...
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
