La manifestazione
Pista da skate pericolosa
Simone Pardini
Degrado in via della Costituzione, coro di lamentele
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Una struttura degna del degrado periferico di una grande metropoli. Un esoscheletro in legno costellato di buchi, viti rugginose ben in vista e pannelli pericolanti. Lo skatepark di Rosignano Solavay stà cedendo alle intemperie e all'usura. Una struttura costata 40mila euro che sembra destinata alla discarica, come le 2 rampe precedenti oltretutto. Un gruppo di ragazzi di Castiglioncello, Cecina, Rosignano, Livorno, Castellina e Quercianella che vanno con skate e pattini senza distinzioni e che da mesi fanno richieste al Comune e alla polizia municiaple (tra l'altro con la sede proprio li vicino) chiedendo che venga fatta manutenzione vista la pericolosità in cui grava.
«Il parchino - come lo chiamano loro - è in una situazione di disastro, dobbiamo skeitare evitando le buche - parla Elia Langiu di San Pietro in Palazzi che viene fin qui per praticare questo sport - ci sono scheggie dappertutto, la rampa è quasi inutilizzabile - e continua - lo skatepark di livorno ha molti più anni eppure è ancora in perfetto stato, come mai?». Una situazione allarmante visto che il pomeriggio anche i bambini più piccoli, accompagnati dai loro genitori (come prevede il regolamento), vengono a divertirsi con i loro skateboard. «Io sono cascato a causa di un buco - spiega Mattia Salvadori, 21 anni di Castiglioncello - mi sono rotto un legamento e slogato una caviglia, questa situazione non è sostenibile, ma nessuno ci ascolta».
Un ragazzo che non vuole fornire il proprio nome si lamenta del fatto che non ci sono altri posti dove poter andare senza che la polizia o i carabinieri vengano a mandarli via: «le forze dell'ordine prendono i nostri nomi nell'eventualità che rompiamo qualcosa, non hanno tutti i torti, ma noi dove andiamo?». Da quello che dicono sembra che non ci sia rispetto né tolleranza per loro e per questo sport. L'amministrazione comunale non si sbilancia sulla questione: «abbiamo fatto richiesta all'ufficio manutenzione di verificare le condizioni dello skatepark - dice Elena Ciaffone assessore alle politiche giovaili del Comune - è ovvio che non possiamo mettere delle toppe dove ci sono i buchi. Dobbiamo capire che tipo di intervento fare. E' interesse di tutti farlo funzionare nel miglior modo possibile. - e conclude - Appena sapremo come risolvere il problema vorremmo invitare i ragazzi a cercare una soluzione comune».
«Il parchino - come lo chiamano loro - è in una situazione di disastro, dobbiamo skeitare evitando le buche - parla Elia Langiu di San Pietro in Palazzi che viene fin qui per praticare questo sport - ci sono scheggie dappertutto, la rampa è quasi inutilizzabile - e continua - lo skatepark di livorno ha molti più anni eppure è ancora in perfetto stato, come mai?». Una situazione allarmante visto che il pomeriggio anche i bambini più piccoli, accompagnati dai loro genitori (come prevede il regolamento), vengono a divertirsi con i loro skateboard. «Io sono cascato a causa di un buco - spiega Mattia Salvadori, 21 anni di Castiglioncello - mi sono rotto un legamento e slogato una caviglia, questa situazione non è sostenibile, ma nessuno ci ascolta».
Un ragazzo che non vuole fornire il proprio nome si lamenta del fatto che non ci sono altri posti dove poter andare senza che la polizia o i carabinieri vengano a mandarli via: «le forze dell'ordine prendono i nostri nomi nell'eventualità che rompiamo qualcosa, non hanno tutti i torti, ma noi dove andiamo?». Da quello che dicono sembra che non ci sia rispetto né tolleranza per loro e per questo sport. L'amministrazione comunale non si sbilancia sulla questione: «abbiamo fatto richiesta all'ufficio manutenzione di verificare le condizioni dello skatepark - dice Elena Ciaffone assessore alle politiche giovaili del Comune - è ovvio che non possiamo mettere delle toppe dove ci sono i buchi. Dobbiamo capire che tipo di intervento fare. E' interesse di tutti farlo funzionare nel miglior modo possibile. - e conclude - Appena sapremo come risolvere il problema vorremmo invitare i ragazzi a cercare una soluzione comune».
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