Sicurezza
Un libro di Peluso
Le innovazioni scolastiche di Demiro Marchi
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ROSIGNANO. Demiro Marchi fu un comunista ed un uomo ammirevole. Poichè vi sono stati diversi comunismi nel mondo (ed alcuni aberranti) si deve riconoscere che quello italiano in particolare ci ha consegnato personaggi come Marchi degni di non comune apprezzamento. Così la pubblicazione di Maria Carmina Peluso per i tipi della casa editrice Il Gabbiano ci dà oggi un primo resoconto della storia personale del personaggio con un titolo che già lo sintetizza efficacemente: «Demiro Marchi. Politica, pedagogia, umanità di un democratico». Si tratta in effetti di una tesi di laurea, relatore il professor Franco Cambi, che ci fornisce in rapida ed efficace descrizione le tappe salienti del percorso di vita del politico, del pedagogista, dell'uomo nella dimensione degli affetti familiari e delle amicizie. Forse la fortuna di Marchi fu quella di non aver avuto una brillante carriera politica. La Peluso ci racconta difatti come Demiro, sindaco di Rosignano per ben quindici anni, rieletto a quella carica dal 1950 fino al'66, fondatore di un livello alto della vita amministrativa della comunità rosignanese, sia passato alla attività di studioso, di pedagogista, di direttore scolastico, a pieno tempo senza più incarichi politici o amministrativi di rilievo. Uscì di scena Marchi con grande stile, senza recriminazioni e senza accampare pretese per incarichi successivi: non fu nè assessore provinciale, nè consigliere regionale, nè deputato o senatore. Ma di questo non risulta si sia mai lamentato. Eppure le qualità della preparazione culturale e politica erano tali che avrebbe potuto ben rappresentare a vari livelli, dai regionali a quelli nazionali, l'area di riferimento ideologico, quella cioè del Pci. Questa non carriera politica però gli permise, dedicandosi interamente alla ricerca, di conseguire risultati scientifici di notevole spicco nell'ambito didattico e formativo di cui la Peluso fornisce una adeguata documentazione nel secondo capitolo del suo libro, quando spazia dentro l'attività di direttore didattico nei suoi molteplici problemi, nella sperimentazione dal "pieno tempo al tempo pieno", allo stile democratico nei rapporti con gli insegnanti della sua scuola. Infine veramente gradevoli le pagine del terzo capitolo dedicate alla vita privata di Marchi tra famiglia ed amici. Le tenere testimonianze delle nipoti Elisabetta e Diletta da una parte e dall'altra il ricordo commosso del nipote Emanuele. Da ultimo i ricordi di Dino Dini, giornalista ed editore, che definisce Demiro come «il politico più incisivo di Rosignano», e quelli di Giuseppe Danesin, anche lui sindaco rosignanese erede in qualche misura degli insegnamenti di Marchi, e dello scultore Mimmo Di Cesare, che lo rammenta come attento osservatore degli eventi artistici e culturali locali. C.R.
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