Il Tirreno

Don Gallo, il prete da marciapiede

Don Gallo martedì al Pasquini e, sotto il pubblico presente all’incontro
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Don Gallo martedì al Pasquini e, sotto il pubblico presente all’incontro

Dalla parte dei più deboli: in 300 all'incontro al Pasquini

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CASTIGLIONCELLO. Qui siamo già in paradiso" così don Andrea Gallo, classe 1928, fondatore ed animatore della comunità San Benedetto al porto di Genova, ha salutato le circa 300 persone che martedì pomeriggio si sono radunate alla Limonaia per ascoltare le parole del parroco "scomodo" tanto amico di Fabrizio De Andrè, che è giunto a Castiglioncello per presentare il libro "Così in terra come in cielo" edito da Mondadori. Don Gallo è arrivato da Genova puntuale all'appuntamento: pantaloni grigi, camicia nera con colletto bianco, cappello stile Borsalino, sciarpa rossa e l'immancabile sigaro. Non c'è bisogno di presentazioni. Don Gallo prende il microfono in mano, si alza ed inizia a parlare per quasi due ore del suo modo e del suo concetto di essere cristiani, al di fuori dai palazzi, dal potere. «Quando mi chiedono il titolo di studio - dice - io rispondo che mi sono laureato sulla strada».  Insomma un "prete da marciapiede", che non risparmia battute, gag, battaglie e ricordi. E quel legame così stretto con Fabrizio De André: «la mia storia è fatta di incontri e dialoghi. È come un film e, come tutti i film, ha una colonna sonora, quella di De Andrè». Insomma un quinto Vangelo, dopo quelli di Luca, Matteo, Marco e Giovanni. Attraverso le storie e gli incontri Don Gallo parla, con il linguaggio dei giovani, senza peli sulla lingua, di democrazia, di libertà, di valori cristiani, del lavoro come diritto costituzionale: «lavoro, ma quello vero, non tutte le variabili che ci sono oggi». Ricorda di quando, camuffato, con l'amico De Andrè si recò al Circolo degli anarchici a Carrara o quando, ad un anno dalla morte, la moglie di De Andrè, Dori Ghezzi, gli propose di aiutarla ad organizzare uno spettacolo in memoria del cantautore. «Dori mi dette 250 biglietti gratuiti affinché portassi al concerto prostitute, barboni, tossici. Quando arrivai volevano metterli in tribuna. Mi arrabbiai e con Dori Ghezzi decidemmo di dare loro le poltrone in prima fila. E così si sedettero assieme ai ministri ed agli invitati eccellenti. Finì che, al termine del concerto, la mia gente uscì piangendo». Poi le battaglie per l'uso del profilattico «la conosco, la insegno la morale cattolica sulla sessualità, ma la realtà oggi è diversa. I ragazzi fanno sesso, per questo vanno protetti dall'Aids. Ne ho visti morire tanti». La morale dei cattolici, magari proprio di quelli che vanno in chiesa tutti i giorni «quando recitiamo il Padre Nostro, voi in Toscana chiamatelo pure "babbo" lo sentirete ancora più vicino, quando usciamo dalla Chiesa chiunque incontriamo, ancora di più se è brutto, sporco e malato, è figlio di Dio, dunque nostro fratello». Don Gallo ha toccato anche, criticandoli, i nuovi provvedimenti in fatto di immigrati, i respingimenti in mare. Infine il richiamo alla lettura per formarsi una coscienza critica: «quando una donna o un uomo leggono e pensano, il potere trema». E poi la Chiesa che deve accogliere: «la Chiesa è la buona novella», il suo impegno per la pace per un modo che si regga su una nuova economia. Il suo è un rapporto difficile con la Chiesa «ma quando qualcuno pensa di tentarmi e mi chiede cosa io stia a fare lì, rispondo che sono 51 anni che faccio il parroco. Potrà accadere, come accade in tante famiglie, di discutere, di dissentire, ma la Chiesa è la mia casa».

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