Finanza
Rossi di Medelana si racconta: e pensare che al posto dei vigneti volevo fare mozzarelle...
La Pantera rosa al Terriccio
Maria Meini
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La tenuta, Rossi di Medelana, il Tassinaia e alcune barrique Si beve Tassinaia nell'ultimo film dell'ispettore Clouseau
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CASTELLINA. Chi non ricorda la bottiglia di Dom Perignon che accompagna le avventure del fascinoso 007 inglese, alias James Bond? O il pinot nero di Sideway-in viaggio con Jack? Gli eno-cinefili non perdano allora l'ultima uscita della saga dell'ispettore Clouseau, più noto come Pantera rosa, la smilza figurina diventata un cartoon ma nata proprio con il film di Blake Edwards nel 1963. La Pantera rosa fu disegnata da David DePatie e Friz Freleng per i titoli di testa del film interpretato dall'elegante Peter Sellers nei panni dell'imbranato ispettore. Ma the Pink panther è anche il prezioso diamante trafugato che Clouseau deve ritrovare. Cosa c'entra tutto questo col vino? C'entra, c'entra. Perché nell'ultimo episodio della serie si beve il Tassinaia. Il rosso seconda linea che Gian Annibale Rossi di Medelana produce nella sua tenuta Castello del Terriccio, 1700 ettari di collina, laghi, boschi, pascoli e vigneti che dal mare, comune di Cecina, arrivano al cuore della fattoria, ormai provincia di Pisa nel comune di Castellina. Il tutto a regime biologico. Il dottor Rossi sorride: «Perché Tassinaia e non Lupicaia? Forse la Pantera rosa è povera... ma ben venga il cinema, guardi i francesi!» I suoi vini sono conosciuti in tutto il mondo, in particolare il Lupicaia, il rosso famoso per il sentore di eucalipto. E pensare che Rossi di Medelana al vino è arrivato per caso. Quasi controvoglia. La sua è una storia da film: campione olimpico di equitazione, fu costretto a lasciare i cavalli - che pure continua ad allevare - per una brutta caduta. Dovette ripensare alla sua vita e fu così che decise di venire in Toscana, nella tenuta di famiglia. «Erano gli anni '80 - racconta, ora divertito - quando con grande entusiasmo mi rivolsi al sindaco di Castellina, Alessandro Giari, per un progetto di recupero dell'azienda. Sapevo che qui un tempo si allevavano bufale, così proposi di creare un'azienda per la produzione di mozzarelle. Mi rivolsi a un architetto di Milano, feci ben due progetti per seguire tutte le indicazioni dell'amministrazione comunale ma non ci fu niente da fare, vinse la burocrazia». Ma Rossi di Medelana non è uomo che si arrende. «C'era una vigna e una vecchia cantina, così decisi di impiantare nuovi vigneti. Ho tanti amici in giro per il mondo, molti conosciuti durante la pratica sportiva, ai quali inviai il vino da assaggiare: in Europa, negli Stati Uniti. La risposta fu incoraggiante. È così che è nato il Lupicaia». Vino cult nel mondo, se ne producono circa 30mila bottiglie l'anno. La tenuta realizza altre etichette sotto lo stemma del sole a otto punte: il Tassinaia, il Castello del Terriccio e i bianchi Rondinaia e Convento. In tutto 60-70 ettari di vigneti cullati dall'immensa superficie della fattoria, sorvolata da falchi e gru: una fauna incompatibile con i fitofarmaci, sottolinea Rossi di Medelana, che tuttavia lamenta di aver dovuto «rinunciare al biologico totale perché è sbagliata la politica dei contributi» e perché all'estero non si fidano più delle produzioni italiane. Il Terriccio produceva 500 ettari di grano bio, che vendeva in Francia. «Il terzo anno non ci hanno rinnovato i contratti - racconta Rossi - perché i giornali francesi avevano parlato di certificazioni false». Ma il problema investe più in generale tutto «il comparto agricolo italiano», dice, ancora relegato al ruolo di cenerentola dell'economia. Con una politica di promozione poco incisiva e troppe divisioni. L'idea? «Lanciare bene il marchio Toscana nel mondo. Soprattutto nei «mercati emergenti, come la Cina, l'India, la Corea». Il Terriccio ha una persona ad hoc per il mercato cinese. Ma è lo stesso Rossi di Medelana che cura la promozione all'estero. E suggerisce il modello francese: «Affidare alle ambasciate il ruolo di promuovere il nostro territorio, le nostre eccellenze».
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