Sicurezza
La libera arte di Enrico Baj al Pasquini
Alessandra Bernardeschi
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Unopera di Baj esposta a Castiglioncello 3 MINUTI DI LETTURA
CASTIGLIONCELLO. Le tappe critiche della storia e dell'umanità dal 1950 ai giorni nostri raccontate attraverso le opere di Enrico Baj, pittore e scultore dissacrante, racchiuse nella mostra "Enrico Baj: dalla materia alla figura" che sarà inaugurata oggi pomeriggio alle 17,30 al castello Pasquini. L'iniziativa promossa dal Comune di Rosignano Marittimo con il patrocinio della Regione Toscana, anticipa il consueto appuntamento della rassegna d'arte Il Valore del Segno giunta alla ventesima edizione e curata da Fulvio Montagnani. La mostra, curata da Luciano Caprile e Roberta Cerini Baj, si articola in sei sezioni e attraverso le 77 opere esposte alcune delle quali inedite, come l'Autoritratto del 1956 o il Gran Generale del 1961, il visitatore ripercorre le varie fasi artistiche dell'artista milanese scomparso nel 2003. L'avanguardia di Baj inizia nel 1952 quando rende pubblico il Manifesto della Pittura nucleare redatto con Sergio Dangelo; il maestro viene attratto dal potere dell'atomo. Ma siamo anche nel periodo storico della guerra fredda, una situazione drammatica nella quale l'atomo può assumere una valenza catastrofica così come lo furono le bombe scaricate su Hiroshima e Nagasaki. Baj, dunque, dipinge nelle sue tele tutta l'angoscia per una guerra atomica e per le sue inevitabili conseguenze. Questo clima è evidente nelle opere "Due figure atomizzate", olio e smalto su tela esposto nel 2008 al Victoria Albert Museum di Londra, "Due bambini nella notte nucleare" del 1956 dove al rosso fuoco del cielo vengono contrapposte due figure, quasi ectoplasmi disciolti nelle nube atomica. Il passo successivo è offerto nella terza sala dove compaiono "le montagne"; qui «le figure scompaiono - dice Caprile - e si forma una sorta di brodo primordiale». Un magma in continuo divenire dal quale via via, emergono elementi vitali come occhi e volti. I generali diventano icone dell'antiautoritarismo «figure che non hanno niente di umano - dice Caprile - ma esprimono violenza bruta ed ai quali interessa solo apparire». Ed ecco comparire sul loro petto una quantità di medaglie e decori. Infine il successivo percorso creativo con l'ultima coloratissima sala che raduna maschere tribali e i "totem" realizzati attraverso i più disparati materiali (cacciaviti, seghetti, scope, feltro...) che sotto le mani dell'artista, come per magia, prendono vita. Totem per interpretare la realtà ed il riconoscersi, soprattutto nei giovani, in simboli tribali. Poi l'aspetto ludico con opere realizzate con il Lego ed il Meccano, con il vetro, le pietre o la canapa. «Una mostra diversa rispetto a quelle che eravamo abituati ad ospitare in queste sale - ha detto il sindaco Alessandro Franchi - a dimostrazione che l'amministrazione vuol gettare uno sguardo non solo nell'arte dell'800 ma anche in quella più recente». Ed è stato proprio grazie a Roberta Cerini Baj che è stato possibile introdurre nella rassegna opere inedite dell'artista: «Una mostra - ha detto Cerini Baj - che propone un percorso esaustivo dalle primissime tele alle significative opere degli anni '90 scelte con il criterio di evidenziare come la figura si manifesti con forme e tecniche in continua evoluzione». Infine Fulvio Montagnani ha ricordato come l'associazione "Il Valore del segno" festeggi con questo illustre protagonista della cultura, il ventesimo anniversario.
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