Proteste
Ucciso dai nazisti, un cippo per Gorini
Chiara Castaldi
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Goriano GoriniSarà scoperto venerdì a Collemezzano in memoria del partigiano rosignanese
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I Comuni di Rosignano e Cecina, uniti per commemorare Goriano Gorini, partigiano di Rosignano, torturato e fucilato dai nazifascisti a Collemezzano il 25 giugno 1944. Venerdì alle 10 sarà scoperto il cippo collocato proprio nel luogo dell'uccisione, in via Metauro 16. L'annuncio è stato dato ieri al castello di Marittimo dai sindaci dei due comuni, Alessandro Franchi e Stefano Benedetti, insieme al presidente dell'Anpi di Rosignano Giacomo Luppichini. Presenti anche il nipote di Gorini, Luciano Caroti, con la moglie Patrizia Giomi, residenti a Solvay. Goriano Gorini aveva appena 21 anni quando fu prelevato dai nazisti dalla sua casa di Rosignano Marittimo il 24 giugno del 1944. Fu torturato per tutta la notte prima di essere fucilato la mattina seguente. Giovanissimo, era entrato a far parte della Terza brigata Garibaldi Val di Cecina. Una testimonianza letta dal sindaco Benedetti aggiunge particolari inediti alla tragica vicenda. Si tratta di una testimonianza risalente al 2008 - della quale neanche i familiari erano a conoscenza - raccolta da Bruno Fulceri, cecinese, studioso di storia locale, scomparso un anno fa. Protagonista la signora Mara Marzi, oggi residente a Cecina, che all'epoca dei fatti aveva 10 anni. La donna abitava con la famiglia a Collemezzano, al podere Belvedere 2º, di fronte al quale stazionavano truppe tedesche. La donna racconta di aver visto, quel 25 giugno del 1944, scendere da una jeep Gorini, con le mani legate dietro la schiena, con soldati tedeschi e militi italiani allontanarsi nella campagna. Poi udì degli spari e dopo delle raffiche. Non assisté all'uccisione ma afferma che alcuni suoi vicini riferirono che a Gorini, prima dell'esecuzione fu fatta scavare una fossa poco profonda e che la fucilazione fu eseguita - in presenza dei tedeschi - dai militi italiani i quali tuttavia spararono senza voler colpire il condannato. I tedeschi allora minacciarono di fucilare tutto il plotone che fu obbligato così all'esecuzione. Dopo la Liberazione la salma fu trasferita nel cimitero Marittimo. «Dai ricordi di famiglia - dice Caroti - so che al momento dell'irruzione, in casa c'era anche il resto della famiglia, compreso il nipotino di due anni, che proprio lo zio Goriano teneva in collo».
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