Il Tirreno

Don Reno accusa dal Brasile

Ci dimezzano l'ospedale E i sindaci tacciono

don Reno Pisaneschi   San Paolo del Brasile, 5 luglio 2010

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 Da San Paolo del Brasile, dove si trova per una missione umanitaria, ci scrive don Reno Pisaneschi.  Fa un certo effetto leggere notizie del proprio ambiente (città, regione, o stato che sia) quando si è lontani dalla propria terra: gioia grande per il positivo e lo raccontiamo con un certo sussiego ma ti prende una profonda tristezza per le notizie che non vorresti sentire e che forse manifesti con amarezza solo a qualche vero amico. W l'Italia e W il Brasile, ho gridato in un primo momento, qua a San Paolo, poi ho taciuto, purtroppo!  W l'Italia, mi sono anche detto leggendo certi sviluppi nel settore sanitario toscano e livornese, ma quanta tristezza sapendo delle lunghe attese in radiologia a Cecina: cinque, sei e anche sette mesi; il depotenziamento del nostro ospedale da 219 a 145 posti letto: -74! Laboratorio analisi solo per le urgenze e il resto a Livorno facendo la famosa "via pesta" a favore del chiappatutto. La raccolta di firme? La popolazione deve essere allertata come col suono della sirena in tempo di guerra allorché si correva pericolo dei bombardamenti: va benissimo specialmente nel periodo estivo perché si sappia ovunque con che carte si sta giocando. I sindaci stanno zitti per... rispetto? Si provino ad aggiungere sulla propaganda del del turismo locale tutte queste notizie. E la SdS (Società della Salute o Snaturamento dei Servizi?) creata per un miglioramento notevole dei servizi sociosanitari è silenziosamente accondiscendente? Quando il capo parla silenzio e capo chino?  Come è possibile non arrivare mai a servire convenientemente e con rispetto gli ammalati che sono i più poveri fra i poveri mancando del bene sommo della salute? Nel mese di giugno ho voluto rivedere l'ospedale di San Julhao, vicino alla città di Campo grande, capitale dello Stato brasiliano del Mato Grosso. È luogo di cura per gli ammalati hanseniani (lebbrosi), l'ho trovato cambiato in meglio al cento per cento. Una comunità di volontari italiani e brasiliani lo portano avanti dal 1970. C'è la disponibilità di 200 posti letto distribuiti in otto padiglioni destinati a pazienti in trattamento specializzato o in recupero da interventi chirurgici. Ogni giorno all'ambulatorio sono attesi per cura circa 200 persone dalle sette del mattino fino alle sette della sera: nessuno mai è rimandato a casa perché arrivato fuori tempo, nell'impossibilità assoluta è atteso per il giorno seguente; e nessuno paga, né ticket, né multa. I pavimenti dei vari edifici sono specchi di limpidezza. In quattro sale operatorie si lavora per chirurgia generale oltre che ortopedica, oncologica, vascolare, urologica, ginecologica, otorino e anche trattamento odontologico per circa 300 interventi al mese. Ospedale moderno, generatore ed esportatore di tecnologia chiamato "Centro di riferimento" nel Brasile e nell'america Latina, riconosciuto dal Ministero della salute per il migliore trattamento ai pazienti e riconoisciuto col Premio qualità ospedaliera della Regione Centro Oeste. Tali realtà sono permeate da sacrifici e difficoltà moltissime ma senza pubblicità e senza interesse finanziario, personale o politico. L'ospedale è nato dalla solidarietà e dal rispetto alla vita umana oltre che dalla fede nell'obbiettivo maggiore che lo ha trasformato in "un cammino di speranza".  Spontaneamente, dinanzi a tuttto questo, ti sorge dentro una domanda inquietante: "Io cosa faccio per alleviare la sofferenza a chi manca di salute? Rimando ad altri che ritengo responsabili? Ma quel tuo simile o fratello - in senso cristiano - rimane solo in compagnia della sua sofferenza aspettando qualcuno o qualcosa. Fino a quando?

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