Il Tirreno

L’intervista. Una lunga esperienza politica, «ma è l’insegnamento la mia prima passione»

E ora cambio al vertice del liceo Fermi

Rino Bucci
Giuseppe Franceschi nella nuova sede del Fermi
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Giuseppe Franceschi nella nuova sede del Fermi

Va in pensione il preside Giuseppe Franceschi: 40 anni nel mondo della scuola

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 CECINA. Dopo quasi 40 anni nel mondo della scuola il professor Giuseppe Franceschi lascia la presidenza del liceo Fermi per godersi la pensione. Laureato in lettere classiche nel '71 a Pisa, prima come docente poi come preside Franceschi ha visto crescere generazioni di studenti in lungo e in largo per la provincia di Livorno. Rimarrà in servizio fino al termine degli esami di maturità (è presidente di commissione al Niccolini Palli di Livorno), poi la palla passerà all'Uffico scolastico regionale che nominerà il suo successore. Pare che le richieste di sostituzione siano molte, anche da fuori provincia.  Franceschi è stato anche una nota figura politica locale nelle file della Democrazia cristiana. Prima vicesindaco a Guardistallo, poi consigliere comunale a Cecina.  Lo abbiamo intervistato.  Ora che lascia il Fermi, non è tentato di tornare in politica?  «No, è un'esperienza chiusa. Penso che mi dedicherò alle riflessioni e alla campagna».  Parliamo di scuola, allora. Quando ha iniziato ad insegnare?  «Praticamente subito dopo la laurea. Prima a Piombino, come insegnante di lettere. Poi, sono entrato di ruolo a Cecina al Magistrale che oggi si trova proprio sotto il liceo Fermi».  Come è diventato preside?  «Prima ho fatto il vice, sempre al Fermi, dove affincavo il preside Massimo Valori. Quando andò in pensione io venni trasferito all'Isis di Volterra in veste di preside. Nel corso degli anni ho diretto il liceo a Piombino (dall'89 al '91) e il classico Niccolini di Livorno. Dal 2004 dirigo il Fermi».  Liceo Fermi: che scuola lascia?  «Lascio un ottimo istituto, tra i migliori della Provincia. Non lo dico perché è la mia scuola, ma perché offre insegnanti preparati, progetti validi e molti stimoli».  I ragazzi. Come sono cambiati in questi anni?  «Molto. Sono cambiati al ritmo della società, ma rimane un elemento costante che è la serietà e la voglia di far bene».  Tra le scuole in cui ha messo piede, pare di capire che il Fermi sia quella a cui è più legato.  «Decisamente. Ci ho passato la vita: come studente, poi come insegnante, infine come preside. Ho anche trovato l'amore tra quei banchi. È al Fermi che ho conosciuto Germana Giomi, la donna che sarebbe diventata mia moglie. Anche lei ha insegnato, pensi che sono stato anche il suo preside per alcuni anni».

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