Sicurezza
Omicidio Marzi, riflettori sulla pistola
Parla il proprietario: «Da 20 anni in quel cassetto»
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CECINA.Sta entrando nel vivo il processo per l'omicidio Marzi che vede imputati in Corte d'Assise, a Livorno, il cubano Armas Castilla con la moglie del pensionato ucciso al Tripsce Luz Maria Godoy. Anche se un'udienza molto imprtante potrà essere quella dell'8 luglio prossimo quando saranno ascoltati altri 8 testimoni dell'accusa ed una decina della difesa di Castilla. Ieri, davanti al collegio presieduto dal giudice Antonio Del Forno, sono stati ascoltati alcuni testimoni. Per primo Marcello Landini, amico di Marzi, che era stato sposato anch'egli con una donna di origine cubana e che fece per primo conoscere, a Marzi, la Godoy. Quindi è stata la volta di Eligio Gregori il quale, in un primo momento, era stato indagato. Gregori ha deposto come testimone assistito dall'avvocato Angela Acconci. Ha raccontato di aver lavorato conl'imputato, Armas Castilla, alla Tecnoviti sostenendo di aver avuto una relazione con la Godoy. Al magistrato - il sostituto procuratore Giuseppe Rizzo - e alla Corte ha detto che - secondo lui - Marzi non sarebbe stato a conoscenza dei rapporti extraconiugali della moglie. Infine c'è stata la testimonianza di Sergio Ballatori, cognato di Armas Castilla e proprietario della pistola (la Smith & Wesson calibro 38) sequestrata dalla polizia e ritenuta l'arma del delitto. Ballatori ha detto che la pistola da 20 anni stava nel solito cassetto della camera (un tempo per gli ospiti). E alle domande in aula ha risposto che Armas non gli sembrava molto pratico di armi a giudicare dall'episodio di un giorno che prese in mano il revolver. R.C.
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