Il Tirreno

Scommetto su Bolgheri Melody

Divina Vitale
Il conte Gaddo della Gherardesca
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Il conte Gaddo della Gherardesca

Il conte Gaddo: «La qualità va comunicata bene, senza paura»

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 CASTAGNETO. Si avvicina sempre più il tanto atteso evento dell'estate bolgherese. Un calendario di artisti strepitosi che capitano, diciamo "per caso", lungo il viale di San Guido per una performance che sarà consegnata alla storia. Se non altro del paradiso di campagna del marchese Incisa. Si comincia con la Filarmonica della Scala, che si esibisce eccezionalmente fuori casa per "Bolgheri Melody".  E ancora L'etoile Roberto Bolle, la musica e i versi nazionalpopolari di Massimo Ranieri, l'avanguardia in fatto di jazz con Stefano Bollani, la tromba di Enrico Rava e la "toscanaccia" Irene Grandi. Ma non solo musica, basti pensare allo show aereo delle Frecce Tricolori. È cominciato tutto con un nome un po' all'inglese "Bolgheri Melody" ma con l'arrivo del conte Gaddo, main sponsor dell'evento, tutto è cambiato. Al primo battesimo è stato aggiunto quello classico, più conforme alla tradizione poetica italiana.  Cosa si aspetta da questo primo Festival?  Potrebbe essere la sintesi di tutte le iniziative che si sono succedute nel tempo in questa zona. Basti ricordare il Castagneto Day, che io stesso organizzavo. E mi auguro si tratti di un appuntamento annuale in grado di sposare arte e cultura con la tradizione e la bellezza naturale del contesto che ci circonda.  Il Castagneto Day era un po' diverso però.  Proteggeva comunque le tradizioni, ma era più glamour. Il Melody punta tutto sulla qualità artistica. Ma niente è più o meno, si tratta di eventi piacevoli che associano il paesaggio alla musica, al vino, allo spettacolo.  Se dovesse esprimere il punto di forza e di debolezza dell'evento?  Di forza sicuramente il cartellone, con grandi artisti in esclusiva per Bolgheri. Debolezza nella gioventù del team, c'è grande energia e impegno ma sono tutti piuttosto nuovi nel mestiere.  Cosa vorrebbe che accadesse?  Vorrei il giusto mix di spettatori, appassionati, neofiti, giovani italiani e soprattutto stranieri per mostrare loro che l'Italia spesso e volentieri non è un paese di serie B ma gioca in serie A e vince. Con stile e professionalità.  Cosa porterà al territorio?  Tanta promozione per tutti. Posizionamento. Quando il bisnonno di mio nonno, Guido Alberto, piantò i filari dei cipressi non si rendeva conto dell'opera mediatica che stava realizzando. Senza il viale, Bolgheri e il suo castello non avrebbero rappresentato niente. Così Bolgheri Melody deve far sì che si mettono in contatto le bellezze nostre con l'opinione pubblica. Ma sono processi non immediati, hanno bisogno di tempo. E comunque la comunicazione è tutto e fa muovere tutto.  Questo festival serve dunque a Bolgheri?  Il borgo soffre di troppa notorietà attualmente, ed è sconvolto perché manca di organizzazione. Da un punto di vista di business serve maggiore selettività e perciò è necessario creare un mercato, cercare l'opportunità. Dopo si dovrà scegliere, a quel punto si potrà capire se le persone sono capaci o meno.  Se potesse ispirarsi ad altre manifestazioni simili, quali sceglierebbe?  Direi il Festival di Spoleto. Quando fu scelto il luogo, negli anni '60, era sconosciutissimo. E in breve tempo non c'era intellettual-mondano che non vi facesse un salto. Spoleto raggiunse una notorietà planetaria e non si è rovinata ma ha allargato l'opportunità di scelta. Non si può perseguire una politica timorosa di avere delle opportunità. Altrimenti scadiamo nel provincialismo.  Insomma una bella sfida.  Sì ma con la premessa di basi ben solide. Nella vita non bisogna inventare niente e la qualità va solo comunicata bene. Bisogna essere umili e attenti. Poi questa è la partenza se si gioca bene si vince altrimenti si va fuori.  

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