Il Tirreno

Caccia alle insegne fuorilegge

Alessandra Bernardeschi
Negozi sull’Aurelia a Solvay e, sotto, Biasci di Confesercenti
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Negozi sull’Aurelia a Solvay e, sotto, Biasci di Confesercenti

Controlli dei vigili. Ma c'è chi ha pagato e dovrà oscurarle lo stesso

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 ROSIGNANO. Controlli a tappeto sulle insegne dei negozi presenti nel territorio comunale. La campagna, avviata in questi giorni dal comune, sta però creando disguidi e relative proteste da parte di alcuni commercianti che, non trovando più la domanda presentata al comune, saranno costretti a tappare o a togliere l'insegna nonostante abbiano dimostrato di aver regolarmente pagato la tassa.  «Nei giorni scorsi - spiega Paolo Biasci coordinatore della Confesercenti - sono arrivati in ufficio quattro commercianti che avevano ricevuto la lettera dal comune che invitava loro a mettersi in regola. A questo punto, sicuri di aver sempre pagato la tassa, si sono recati all'ufficio tributi per chiarimenti. In pratica la domanda relativa all'insegna non è stata più trovata e, nonostante gli operatori abbiano mostrato le ricevute dei pagamenti della tassa, sono stati invitati a tappare o a togliere l'insegna dai loro negozi in attesa di presentare una nuova domanda al comune». Da qui le ovvie proteste.  «I controlli da parte del comune - continua Biasci - sono giusti e legittimi è può accadere che, o per cattiva informazione o per dimenticanza, un'azienda non denunci l'installazione della propria insegna. Ma è sicuramente un caso diverso quello di aziende che da molti anni detengono un'insegna per la quale hanno pagato la relativa tassa. Anche a queste aziende il comune chiede la domanda iniziale circa l'installazione dell'insegna e l'autorizzazione da parte dell'ente. Se un operatore non è in grado di mostrare i documenti deve togliere l'insegna». Secondo Biasci «non è questo il modo di semplificare le procedure; basterebbe infatti che l'ufficio tecnico del comune recuperasse le domande presentate negli anni passati. Così facendo si continua a scaricare sulle imprese le inefficienze dell'amministrazione pubblica».  Secondo l'associazione «non è corretto che si equiparino gli operatori che effettivamente non hanno presentato domanda a coloro che, invece, lo hanno regolarmente fatto».

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