Il Tirreno

Sull'eolico, provincia di Pisa e Regione parlano due lingue diverse

Mariarita Signorini   (consiglio nazionale di Italia Nostra)
Sull'eolico, provincia di Pisa e Regione parlano due lingue diverse

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 L'assessore Picchi, in un suo intervento sull'eolico, apparso sul Tirreno il giorno 17 maggio dice molte cose inesatte. In primo luogo sostiene che le centrali eoliche del grossetano abbiano permesso di spegnere le centrali ad olio combustibile di Piombino e Livorno. Lo invitiamo a suffragare tale affermazione con dei dati. Da parte nostra abbiamo l'impressione che a far crollare la produzione di tali centrali sia stata la crisi economica e la conseguente diminuzione di richiesta di energia. Per quanto riguarda il tetto alla potenza eolica fissato in Toscana (300 o 700 Mw?) citiamo quanto detto dall'assessore regionale Annarita Bramerini (Repubblica Firenze, 16 maggio): «È vero l'eolico ha un impatto sul paesaggio. Proprio per questo va collocato in zone in cui la ventosità lo giustifichi. È in questa logica di sostenibilità che ci siamo dotati di un piano energetico regionale fatto di un mix di rinnovabili. Il tetto di 300 Mw fissato all'eolico è il più basso rispetto a geotermico, biomasse e fotovoltaico». Invitiamo i due assessori all'ambiente a mettersi d'accordo.  I presunti miglioramenti della tecnologia eolica: dal vento si può ricavare poca energia per questioni legate alla fisica. Inoltre Le torri proposte per le colline pisane (in maggioranza Vestas da 2 MW di potenza di picco) sono proposte dalla società danese European Windfarms da molti anni ormai e non rappresentano certo un'innovazione tecnologica significativa.  Consumo del territorio: manca quasi del tutto una corretta analisi di costi benefici. Un impianto eolico formato da 10 torri "consuma" circa 20 ettari (2 ettari a torre) mentre ad esempio una centrale a gas da 400 MW occupa 5 ettari, per produrre l'equivalente di 400 MW da eolico è necessario occuparne 3.560 di ettari a fronte dei 5 della predetta centrale, questo tanto per citare dati comparativi della presidente degli Amici della Terra, Rosa Filippini (convegno di Palermo 27/28 marzo 2009). Dunque i 150 Mw per le colline pisane produrranno la stessa quantità di elettricità di 30 Mw termici che funzionino a pieno regime.  I certificati verdi sono incentivi pubblici a tutti gli effetti. Dal punto di vista economico e dei costi per la collettività gli incentivi imposti tramite un meccanismo di regolamentazione come i certificati verdi sono del tutto uguali a quelli imposti tramite la tassazione (sussidi diretti), infatti si pagano in bolletta in quota incentivi alle fonti rinnovabili. Per quanto riguarda l'ipotetico smantellamento a fine concessione degli impianti dopo 15 anni, ci permettiamo di dubitare assai che venga fatto dalle multinazionali eoliche, date le irrisorie fidejussioni che stipulano coi comuni. Più realisticamente a fine corsa resteranno delle cattedrali nel deserto a deturpare il paesaggio.

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