Sicurezza
Cgil: «Noi ci siamo mossi, ma non resta che la via legale»
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L’autista Carlo Matteo2 MINUTI DI LETTURA
ROSIGNANO. È davvero un'odissea la storia che Carlo Matteo, il camionista di 53 anni di Castellina, senza stipendio e con la ditta che è sparita (la Romy Scavi), ha raccontato sul Tirreno di lunedì. Lo conferma anche la Cigl. Matteo è stato dipendente della Romy fino al settembre 2009: si è licenziato dopo che si era accorto che non gli erano stati versati gli stipendi di febbraio-marzo e il periodo di malattia di aprile-maggio (era in convalescenza dopo un infarto). Un ammanco calcolato dall'Ispettorato del lavoro di Crotone, dove ha sede legale l'azienda, in 7.700 euro. Oltre a questi soldi mancano il Tfr, il Cud 2008, assegni familiari, buste paga e il periodo di malattia da giugno fino al licenziamento. Il 24 giugno del 2009 Matteo si è rivolto all'ufficio della Cgil a Cecina. «Abbiamo controllato la documentazione che ci ha presentato - racconta Antonella Di Giambattista, responsabile dell'ufficio vertenze Cgil - e abbiamo deciso di spedire una lettera di diffida alla Romy Scavi». Nessuno ha risposto. «In realtà, più di una lettera non potevamo scrivere - spiega Di Giambattista - perché la società ha sede legale a Crotone e il camionista si dovrebbe rivolgere alla Cgil della città calabrese. Noi non abbiamo competenza territoriale in questa storia. Sono situazioni che capitano quando i lavoratori si spostano o in casi di appalti. La situazione è delicata, con la diffida esecutiva, al signor Matteo non resta che la via legale e purtroppo non è assolutamente automatico che riveda i suoi soldi. Anche per accedere al fondo di garanzia dell'Inps il percorso non è semplice e deve passare per il fallimento del datore di lavoro. Tutto dipende dallo stato di salute della società». R.B.
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