Il Tirreno

«Ce la siamo vista brutta quando un rapinatore ci ha puntato la pistola»

Il pittore Luca Battini in un’immagine tratta dal suo blog
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Il pittore Luca Battini in un’immagine tratta dal suo blog

Assalto nella villa del padre di un noto pittore L'artista racconta quei momenti drammatici

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 CASTELLINA. Luca Battini non è uno qualsiasi. A trent'anni è già un pittore affermato. Il rosignanese allievo del maestro Pietro Annigoni è specializzato in affreschi di chiese e palazzi storici, insegna e vanta collaborazioni internazionali. E' un artista, maestro di emozioni. Ma quella di giovedì è un'emozione che non potrà mai scordare.  L'emozione di una pistola puntata in faccia.  Luca Battini e il padre Massimo, sessantunenne, giovedì mattina hanno infatti subìto un assalto nella villa del padre lungo l'Emilia, alle Badie, in via Matassina. Un furto diventato rapina, messo in atto da due uomini che polizia e carabinieri stanno ancora cercando. Polizia e carabinieri che non hanno dato una notizia del genere, e su questo ci sarebbe da parlarne. Ma ora è il momento di capire cosa sia successo. E' lo stesso Luca Battini che ci racconta quei momenti drammatici vissuti fianco a fianco con il padre, due banditi armati e al telefono la madre che ha seguito la scena attimo dopo attimo.  Giovedì Luca, che abita a Rosignano, era andato a trovare il padre. Massimo Battini era in giardino. Un saluto, un abbraccio, poi Luca è salito in casa e si è tolto una giacca. Mentre era al telefono con la madre, ha aperto un armadio a muro. E si è imbattuto in due uomini. «Noi operai rumeni» hanno detto quei due.  «Ma ovviamente non gli ho creduto - dice Luca - Quelli erano ladri, avevano già rubato gioielli e altri oggetti». Tra questi altri oggetti anche un revolver, una Colt regolarmente detenuta dal padre.  «Quando me li sono trovati davanti - prosegue Luca - io ho urlato, ho chiamato mio padre. Loro sono scappati. Siamo riusciti a bloccarne uno, fuori casa. L'abbiamo immobilizzato, ma l'altro è tornato indietro con la macchina».  Perché fuori quei due (o tre?) avevano lasciato la loro auto, un monovolume scuro. Forse rubata, forse no.  «Quello prima ha tentato di investirci, poi ha inchiodasto, ha abbassato il finestrino e ci ha puntato una pistola., Nno so se fosse la Colt di mio padre, non ne sono sicuro, in quel momento non ho certo badato a questo particolare...».  Sotto la minaccia della pistola, il complice è stato liberato.  «Hanno anche tentato di rinchiuderci in un armadio - riprende Luca - ma poi hanno desistito. Evidentemente temevano che arrivasse la polizia, rumore ne era stato fatto. Così sono fuggiti».  Tutto questo, qualcun altro l'ha vissuto in diretta: «Mia madre - dice Luca - mia madre era al telefono con me. Stavo parlando con le quando sono entrato in casa e non ho mai riagganciato. Ha sentito tutto, per poco non le prende un infarto».  «Poi abbiamo telefonato al 113 - conclude Battini - Sono arrivati i carabinieri di Riparbella e la polizia di Rosignano. Abbiamo riferito tutto, compresi alcuni numeri della targa di quell'auto. Chi erano quei banditi? Non ne ho idea. Ma dai vicini ho sentito che qualcuno li ha riconosciuti, li ha visti nei giorni precedenti. Pare che raccogliessero ferro vecchio. Forse era una scusa, stavano pianificando il colpo».

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di Redazione web