Il Tirreno

L'accusa chiude Fox e va avanti

Alessandro De Gregorio
L'accusa chiude Fox e va avanti

In cinque escono dall'indagine, avviso notificato agli altri 20

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 CECINA. Fox è chiusa e si è portata dietro quasi tutti. Solo in cinque sono usciti dall'inchiesta della Procura su un presunto giro di favori tra imprenditori, politici, poliziotti e finanzieri. Agli altri venti è stato notificato l'articolo 415 bis del codice di procedura penale, l'avviso di chiusura delle indagini.  Verso l'udienza. Ora ci sono venti giorni per le memorie difensive, poi verrà fissata l'udienza preliminare in cui è presumibile che la Procura chieda il rinvio a giudizio per tutti e venti.  A metà aprile il viceprocuratore Antonio Giaconi aveva convocato gli indagati nel suo ufficio per gli interrogatori, ma quasi tutti si erano avvalsi della facoltà di non rispondere.  Da 25 a 20. Dopo quella tre giorni di silenzi, più che di chiarimenti, l'accusa ha stralciato le posizioni più marginali, quelle non supportate da sufficienti riscontri probatori, altre risultate estranee ai fatti in questione. C'è anche chi è uscito perché nel frattempo deceduto.  Sono rimasti in venti, ai quali ora vengono ribadite le accuse: abuso in atti d'ufficio, peculato, corruzione, rivelazione di segreti d'ufficio, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.  Associazione. Per sette indagati questi reati sono riuniti nel vincolo associativo, il famigerato articolo 416. I sette erano e rimangono Giuseppe Doveri (62 anni, livornese, titolare del camping Etruria Marina di Castagneto, socio dell'omonima International camping Etruria srl, di Turmar srl e Mab srl), ritenuto al vertice di questo sodalizio di favori reciproci; il suo presunto braccio destro Sergio Quilici (43, Livorno); l'assicuratore Roberto Cascavilla (62, residente a Collesalvetti, appartenente all'associazione Italia Opera); l'ingegnere Luciano Lorenzini (64, cecinese); l'ex vicequestore di Livorno Salvatore Cinelli (63); e due finanzieri, il maggiore Giovanni Bello (62, residente a Rosignano, vicecomandante del nucleo di polizia tributaria di Livorno) e il maresciallo Paolo Mori (53, residente a Castiglion della Pescaia, ex comandante della finanza di Castiglioncello).  Giro di favori. In sintesi, come abbiamo già scritto, ai componenti di questo gruppo ristretto vengono attribuite condotte illecite: informazioni riservate, favori, controlli all'acqua di rose, benefici vari.  Gli esterni. All'esterno, i sette si sarebbero avvalsi del contributo di altre persone. Tra queste ultime anche il sindaco di Castagneto Fabio Tinti (45) e il responsabile dell'ufficio tecnico Moreno Fusi (49, cecinese). Attraverso l'intercessione dell'ingegner Lorenzini, Tinti e Fusi avrebbero spinto per far passare una variante urbanistica che avrebbe favorito la Turmar di Doveri.  Nell'inchiesta si parla anche di trasferimenti e promozioni di finanzieri, permessi di soggiorno, vigilanza privata, polizze assicurative.  Gli altri indagati sono Raffaele Bruno (59, carrozziere di San Miniato); Maria Ciocan (41, rumena residente a Livorno), Angelo Emilio Giori (69, lucchese residente a Collesalvetti, direttore della Securpol Livorno); Cristofaro La Corte (67, residente a Messina, ex questore di Livorno); Bruno Lenzi (74, livornese, ex presidente della società a partecipazione pubblica Porto 2000 srl); Angelo Menghini (65, Fiumicino, presidente del cda della Securpol); Crina Pascalin (33, rumena residente a San Vincenzo), Massima Rita Riccardi (52, Roma), Giuseppe Vannucci (73, San Miniato), Lucia Verde (52, Roma, impiegata all'ufficio lavoratori dello spettacolo del ministero del lavoro); Ferdinando Zullo (56, beneventano residente a Donoratico, amministratore della Mab).  

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