Il Tirreno

Quei gioielli di legno costruiti dai grandi artigiani del mare

Mario Moscadelli
Quei gioielli di legno costruiti dai grandi artigiani del mare

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ROSIGNANO. Lo vedi seduto sulla prua mentre accarezza il suo gozzo da pesca preferito posizionato quasi al centro della piazza del porto turistico. Un gesto prolungato, dolce, come se Luciano Gavazzi con quel movimento stesse rivivendo gli attimi in cui costruiva quella barca commissionata da Paolo Panelli.

Momenti memorabili, scanditi dagli scherzi che Vittorio Gassman e Marcello Mastroianni tentavano di fare allo scafo del loro amico attore. Alla fine Gavazzi costruì un vero capolavoro: l'Usodimare II, il cui varo avvenne a Castiglioncello nel 1963. Barca che è tra i pezzi pregiati dell'esposizione allestita al Cala de'Medici in occasione della regata Vela Latina. Regata con cui si è rievocato l'arte dei maestri d'ascia. Una mostra che andrà avanti fino al 2 giugno e che ha già avuto visitatori eccellenti: il governatore della Regione Enrico Rossi (proprietario di uno dei gozzi presenti, il Cornigiotto), il presidente della Provincia Giorgio Kutufà e i tre figli di Suso Cecchi D'Amico.

Tutti hanno espresso grandi apprezzamenti per l'iniziativa promossa dai livornesi Fabrizio Ceccarini ed Enrico Campanella: ogni barca esposta, del resto, è un gioiello ricco di arte e di storia. Già, la storia: ogni pezzo ne ha una, ma ci sono alcune speciale e magari anche recenti come epilogo. Proprio come quella di Gavazzi e della sua Usodimare II. Il restauro. Gavazzi, forse il maestro d'ascia più conosciuto della costa, quasi si commuove raccontando come ha fatto a portare la Usodimare II in mostra al porto. «Dopo 50 anni dalla costruzione di quella barca - dice il maestro d'ascia - ho sentito la necessità di sapere che fine avesse fatto. Ho iniziato a chiedere informazioni: un amico generale mi disse di averla vista in Bocca d'Arno, a Marina di Pisa. Così sono andato a cercarla». E il gozzo da pesca progettato da Aldo Renai nel 1962 era proprio lì. «Quando l'ho visto ho avuto un tuffo al cuore: ho spiegato al proprietario la storia di quell'imbarcazione e che l'avrei voluta sistemare. Naturalmente gli avrei fatto il lavoro gratis. Alla fine ha ceduto e nell'aprile scorso ho potuto portarla nel mio cantiere. È stato come coccolare un grande amore del passato: restaurandola ho rivissuto momenti bellissimi, come quando Gassman e Mastroianni venivano nel cantiere e facevano delle buffe modifiche alla barca. E Panelli si arrabbiava: era davvero un tipo pignolo e testardo». E lo si capisce anche da un estratto del libro pubblicato per l'occasione da Enrico Campanella: sul progetto, Gavazzi scrive "Convincere il signor Panelli ad eliminare la paratia". Un patino speciale. Al centro della piazza del porto, come ospite d'onore, c'è un patino realizzato nel 1954 dai cantieri Garfagnoli. Quel patino fu commissionato da Suso Cecchi D'Amico. Il figlio Masolino l'ha recuperato e ha chiesto a Luciano Gavazzi di restaurarlo.

Il maestro ha finito il suo lavoro proprio alla vigilia della mostra. Così Masolino, insieme alle sorelle Caterina e Silvia, giovedì scorso hanno preso il treno da Roma e sono arrivati a Rosignano. «Masolino si è emozionato - racconta Ceccarini, factotum dell'evento - vedendo il capolavoro compiuto da Gavazzi, che ha risistemato quel patino rispettandone il fascino antico». Gli altri capolavori. Nella piazza spicca anche il Telefafà, il vaurien campione del mondo nel 1996 costruito da Gavazzi.

Bellissimo anche il Doni, un gozzo da pesca di 5,65 progettato nel 1950 da Renai. E poi l'Eliana III, su cui Campanella scrive un simpatico aneddoto: "Il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, abituale ospite su Eliana III, soffrendo un po' il mare suscitò la risposta di un compagno di pesca: signor presidente, lei è una persona importante, ma in mare comanda solo il Signore...".

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