Il Tirreno

Il caso. La chiusura dello svincolo della Variante a Vada ha messo ko le attività ricettive

La crisi nera corre lungo l'Emilia

Chiara Castaldi

Licenziamenti e affari dimezzati in bar, ristoranti e alberghi

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 ROSIGNANO. Giro d'affari dimezzato, licenziamenti e stop alle assunzioni estive: «una catastrofe tale da decidere di chiudere». È la situazione che stanno vivendo bar, ristoranti e alberghi lungo la 206 concentrati fra il Malandrone e Le Badie dopo la chiusura, avvenuta alla fine di aprile, dell'uscita per Vada della variante Aurelia a causa dei lavori della nuova autostrada Tirrenica.  Ma il problema riguarda anche il tratto della strada regionale che passa sul territorio di Rosignano Marittimo. I titolari delle strutture ricettive della zona sono allarmati e disperati. Strutture che vivono in gran parte di clientela di "passaggio", quindi penalizzate in maniera pesante dalla chiusura dello svincolo. Una situazione dalla quale si è passati da un giorno all'altro. «Se le cose non cambiano - dice qualcuno - rischiamo di chiudere». «Prima della chiusura dello svincolo - dice Elisa Agostini, una delle titolari dell'Osteria delle Badie - facevamo 100 coperti a pranzo e 100 a cena: ora ne faremo 50-60 al giorno. Siamo stati costretti a licenziare una persona: in sala da 6 persone siamo passati a 5 e stiamo valutando di scendere a 4». Anche Luciano Boli del vicino bar-tabacchi e albergo che gestisce con il figlio e la moglie, descrive una situazione simile: «oltre a noi tre, abbiamo altri tre dipendenti. Ma le cose sono peggiorate. Abbiamo avuto un calo di oltre il 50%. Prima si faceva chiusura a mezzanotte, adesso alle 21 il locale è vuoto, Se continua così dovremo licenziare qualcuno».  «La situazione è catastrofica», aggiunge Maria Carmela Manganiello uno delle titolari del bar-tabacchi e albergo "Il Malandrone". «La diminuzione del lavoro dopo la chiusura dell'uscita per Vada è stata evidente. La clientela si è più che dimezzata. Non solo quella di passaggio, ma anche del posto. E mi riferisco a quelli che venivano da Rosignano o Cecina, ad esempio, a prendere le pizze da asporto. Prima, con l'uscita della variante, era un attimo arrivare». Anche qui personale e assunzioni stagionali sono a rischio. «A regime normale - prosegue Manganiello - a gestire le attività, siamo due titolari e quattro dipendenti, in estate di solito siamo 10 in totale. Ma se continua così quest'anno tengo quelli che ho e basta». Nella stessa situazione la giovane coppia di titolari del bar-ristorante-pizzeria La Baita, Gabriele Dani e Cristina Grandi, che hanno inaugurato una nuova gestione proprio pochi giorni dopo la chiusura dello svincolo. «Non possiamo fare paragoni con il passato - dice Grandi - perché abbiamo aperto da una quindicina di giorni, ma certo non c'è l'afflusso che ci aspettavamo. Pensavamo di assumere almeno un dipendente, ma con questo andamento rischia di essere una rimessa, ma siamo praticamente obbligati perché l'attività è aperta dalle 7 di mattina all'una di notte e una persona per darci il turno la dobbiamo prendere».  La musica non cambia poco più a Nord, in località Acquabona, all'omonimo bar-ristorante, dove Carlotta Sangiorgi, titolare insieme al marito Luigi Sangiorgi, parla di «un calo del 30% di clienti», che si riflette sull'eventualità di assunzioni estive: «di solito prendiamo due persone - dice - ma quest'anno non credo che aumenteremo il personale».  

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