Sicurezza
Ecco il vino di San Patrignano
Maria Meini
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Da sinistra lolio del Paratino, foto di gruppo dei produttori, lagronomo Paolo Granchi e il vino Nasce a Cecina, in un'azienda della comunità di Muccioli
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CECINA. Via dei Parmigiani, comune di Cecina ancora per una manciata di metri: Casale a nord est, sud Bibbona. Poco distante la caserma dismessa dei vigili del fuoco. Costeggiando la strada dritta, l'asfalto mezzo corroso, non si nota nient'altro che una campagna lineare, interrotta da una villetta moderna sulla sinistra. Ma il navigatore punta a destra, costa orientale. Superato un casolare diroccato, un filare di olivi, qualche rovo, si arriva a una viuzza sterrata. Sulla cassetta della posta la scritta in verde "Podere San Giuseppe". Non ci sono cancelli, né recinzioni. È l'aia di una vecchia cascina, ora un po' male in arnese ma ancora funzionante. È qui la base dell'azienda Il Paratino, che prende il nome dal toponimo dell'ultima Cecina contadina. La scelta biodinamica. 25 ettari di terreno, a coltivazione interamente biologica, con un progetto di biodinamica: 12 ettari a olivi e sei di vigneto a dimora sulla vallata che guarda Bibbona. Il primo vino, semplicemente il Paratino, un rosso Igt toscano di stampo bordolese, è uscito in commercio quest'anno, presentato al Vinitaly 2010 e già in corsa per le guide. Ma questa non è un'azienda come le altre. Perché dietro a questo vino, dietro a questa terra rosso ocra, c'è il lavoro di ragazzi, di uomini che hanno vinto la loro battaglia più grande. La scommessa della vita: sono rinati. Nati due volte. Perché sono riusciti a lasciarsi alle spalle anni di tossicodipenza e di disperazione. E a creare qualcosa di speciale, di vivo appunto. Ritrovando un progetto. E se le parole hanno un senso anche la scelta del bio, che sta per vita, non è casuale. La diversità. L'azienda Il Paratino è di proprietà di San Patrignano, la comunità di recupero fondata da Vincenzo Muccioli a Rimini. E qui lavorano gli uomini della comunità: quattro persone fisse, il resto a rotazione. In tutto una quindicina. Di ogni età, di ogni parte d'Italia, ma con un comune denominatore: la voglia di lasciarsi alle spalle il buio. I fissi ce l'hanno fatta da tempo, gli altri hanno superato l'esame, quei quattro cinque anni in cui si articola il recupero. Gli ultimi arrivati ci stanno provando. Anche il vino è stata una scommessa. Ma dopo esser rinati si può fare davvero di tutto. Una donazione. La tenuta è arrivata per caso, una donazione. Fu regalata a San Patrignano da un generale in pensione nel 1993. Allora c'erano solo gli olivi, e la distanza tra Cecina e Rimini, quindi i costi, erano tali che si pensò di venderla. Ma la prima frangitura rivelò un olio eccellente. E aprì nuovi scenari. Già a San Patrignano, sui cento ettari in cui si estende la città voluta da Muccioli, si sfornano prodotti agricoli, tutti d'alta gamma (dai formaggi, ai salumi, agli ortaggi) tra cui vini di qualità. Il pallino di San Patrignano. È così che si cominciò a pensare a un progetto agricolo analogo (anche se in piccolo) nella tenuta di Cecina, e nel 2003, grazie alla consulenza di Riccardo Cotarella, uno degli enologi più famosi d'Italia che collabora da tempo con la comunità di recupero, si decise di piantare la vigna. 6,2 ettari di cabernet franc, petit verdot e cabernet sauvignon, sullo stile Bolgheri. Il progetto. I protagonisti di questa impresa ci aspettano davanti alla casa. Insieme a loro l'agronomo che segue il progetto: il dottor Paolo Granchi di Donoratico, l'unico esterno insieme all'enologo Cotarella. L'obiettivo è ambizioso: in due anni recuperare podere San Giuseppe, trasformando l'immobile principale in una casa vacanze per la comunità e per i turisti; realizzando la cantina, il frantoio e un punto vendita nella seconda struttura all'interno della tenuta. Amedeo Franconi è a San Patrignano dal 1993. Insieme a Marco Fattori coordina il progetto Cecina. «I primi tempi son venuto tante volte da Sanpa a qui col trattore - ricorda ridendo -: non potevo fare le strade principali e ci mettevo 14-15 ore. Dapprima abbiamo cominciato a fare l'olio, poi è venuto il vino». Una grande soddisfazione, ripetono tutti. Ma non è solo per il vino, aggiunge Fabrizio Perini, di Vada, da sette anni a San Patrignano. Qui è l'unico toscano. Lui quest'inverno, insieme ad altri quattro compagni, ha seguito un corso di agricoltura biodinamica a Milano, ogni sabato per mesi. «Partivamo alla 4 di mattina e si tornava la sera, acqua o neve non importa». È il risultato che conta. E il risultato gli dà ragione: olio pluripremiato, ha avuto le 5 gocce di Bibenda, e adesso il riconoscimento della guida Slow Food che premierà i produttori a Campiglia Marittima. Ora il vino al vaglio degli esperti. Ma dietro all'olio, al vino, alla terra c'è il progetto. C'è un percorso, aver ritrovato l'amore per la vita. Il lavoro come scelta. A lavorare al Paratino ci sono ragazzi trentini, marchigiani, della Sicilia, di ogni parte d'Italia. Tanti sono giovani, alcuni giovanissimi. E prima di entrare in comunità facevano i lavori più disparati. Perché hanno scelto la terra? «A Sanpa - spiegano - ci sono tutte le possibilità, 50 tipi di lavoro. Si prova per vedere qual è l'attività più congeniale». Qui hanno seguito le lezioni di un "potino" di Castagneto: Josè Olivieri, che definiscono un maestro, e tengono a citare il suo nome: «Lui la biodinamica ce l'ha nel sangue, ci parla con gli olivi, le piante sono creature che ascolta, accarezza». Il segreto dell'amore. Sarà per questo che Bella, una cagnetta bionda dalla razza indefinibile, ha deciso di autoadottarsi al Paratino. Amedeo la indica mentre vagabonda sotto a un leccio: «Aveva già una casa qui vicino, ma ci ha scelto». E loro l'hanno accolta.
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