Italia
Addio a Del Lucchese colto, curioso, entusiasta giornalista e manager
Gianfranco Pierucci
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Alfredo Del Lucchese 3 MINUTI DI LETTURA
BOLGHERI. E' morto ieri a Roma Alfredo Del Lucchese, vicedirettore della Repubblica. Aveva 66 anni. Nato a Terricciola, ma livornese d'adozione aveva iniziato la sua carriera al Tirreno e poi alla Nuova Sardegna per approdare a Repubblica dove ha diretto le redazioni di Napoli e Milano per poi diventare uno degli uomini macchina a Roma di Ezio Mauro. Cordoglio per la sua scomparsa a Bolgheri dove Alfredo aveva ristrutturato un casolare sulla Bolgherese insieme alla moglie Sandra Gozzoli. E questo era il suo buen retiro dalle fatiche romane. Con Alfredo ci conoscevamo da una vita. Avevamo cominciato come concorrenti, lui alla redazione della Nazione, in piazza Grande, io a quella del Giornale del Mattino, dirimpetto. Eravamo giovani, diciassette anni entrambi. Poi i primi passi al Tirreno, in cronaca con Piero Gioli, e le nostre battaglie da abusivi (con Dino Dutti e Livio Liuzzi) per ottenere l'assunzione e il praticantato. Alfredo sul lavoro era un entusiasta, non senza un pizzico di cinismo e molta ironia. Colto, curioso, appassionato di vela era un ottimo cronista di bianca, il Comune e la Provincia il suo pane quotidiano. Ben presto le sue doti di instancabile lavoratore, pronto a saltare pasti, sonno e tempo libero, la sua scrittura semplice ed efficace, il suo senso della notizia, lo portarono allo spostamento agli Interni, con gli Aldo Santini, i Carlo Lulli, i Luigi Pilo a fargli da maestri. Nel frattempo era arrivata anche la laurea in Scienze politiche al Cesare Alfieri di Firenze. Nel 1976, insieme con noi c'era anche il collega Luigi Casini, per un mese viaggiammo in caravan attraverso gli Stati Uniti per i 200 anni dalla nascita degli Usa, ospiti del Dipartimento di Stato. Un momento bellissimo prima della crisi del Telegrafo del luglio 1976, quando l'editore Attilio Monti decise di chiudere e di licenziare tutti, giornalisti e tipografi. Alfredo fu sempre in prima linea in redazione e nella conduzione della Cooperativa che dette vita al Tirreno autogestito. (E fu allora che si cominciarono ad intravvedere quelle doti di manager e di grande mediatore, che si sarebbero manifestate soprattutto in questi ultimi anni nel Gruppo Repubblica). Ma la sua carriera, così come quella di altri di noi, ebbe una svolta con l'arrivo a Livorno del principe-editore Carlo Caracciolo e del Gruppo l'Espresso. Con Mario Lenzi, ma particolarmente con Franco Magagnini direttore, la carriera di Alfredo decollò, e presto lo portò a Sassari, alla Nuova Sardegna, poi a Roma nell'ufficio centrale di Repubblica, a Napoli e a Milano come responsabile di quelle importanti redazioni e di nuovo a Roma, vicedirettore al fianco di Ezio Mauro. Il luogo di incontro privilegiato è stato il suo casolare di Bolgheri, dove con la moglie Sandra, organizzava memorabili meeting con amici e colleghi, dandosi da fare intorno al forno a legna per ottimi arrosti e pizze, o a illustrare i problemi del suo piccolo uliveto, a indicare i nomi di fiori e alberi del suo terreno come un esperto botanico. A Bolgheri Alfredo era se stesso, quasi a recuperare le origini agricole della sua famiglia, in quel di Terricciola, dov'era nato. Era stato a Bolgheri, in dicembre, che Alfredo mi aveva messo al corrente dei suoi problemi di salute: sembrava una cosa non grave, era fiducioso. Poi improvviso, a gennaio, il colpo durissimo di una diagnosi ben più severa. Ci siamo visti per l'ultima volta a Livorno, poco prima del suo ricovero al San Filippo Neri di Roma per una terapia rivelatasi purtroppo inutile. Non articolava più le parole, ma era lucidissimo (lo è rimasto fino alla fine) e comunicava con me, durante una lunga passeggiata nella zona rinnovata del Cantiere Orlando, scrivendo sul taccuino che si portava in tasca. In questa drammatica, ultima fase della sua vita Alfredo ha avuto accanto a sé, costante, la presenza fedele e l'amore di Sandra e dei figli Matteo e Marco: la famiglia è sempre stata per lui una certezza, un approdo sicuro, anche nei momenti più difficili. E nella famiglia ha trovato l'ultimo conforto. Ci mancherà.
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