Il Tirreno

L'intuito futurista di Italo Griselli

Un’opera di Griselli. Sotto Brucciani
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Un’opera di Griselli. Sotto Brucciani

Nel volume di Brucciani il ritratto del celebre scultore

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 MONTESCUDAIO. Il monumento ai caduti della Grande Guerra, una statua in bronzo che raffigura Perseo vittorioso con la testa di Medusa, è l'unica opera che resta a Montescudaio dello scultore Orlando Italo Griselli, uno dei suoi cittadini più famosi. Griselli già agli inizi del Novecento vinse concorsi nazionali realizzando bassorilievi e statue per l'Altare della Patria e per il monumento a Vittorio Emanuele a Roma. Diventò celebre dagli anni venti, collaborò con Giò Ponti per le ceramiche Richard-Ginori a Doccia e realizzò importanti opere pubbliche come l'allegoria dell'Arno fuori della stazione di Firenze, la Cappella ai caduti di Piombino e il San Giovanni nel Battistero di Pisa. Le sue opere per la critica appartengono alla corrente artistica del "Novecento italiano", legata all'ascesa del fascismo. Eppure questo artista autonomo e curioso ebbe un fecondo periodo futurista, si stabilì in Russia vivendo la svolta della rivoluzione e segnò il passo nelle opere del governo bolscevico. A tracciarne un ritratto inedito è il volume di Patrizio Brucciani "Griselli nelle avanguardie", che si presenta sabato (ore 15,30) al palazzo comunale. Dal 1911 al 1923 infatti l'artista partecipò direttamente ai movimenti delle avanguardie europee: il futurismo nelle sue declinazioni cubiste e l'espressionismo, fino alla residenza a Berlino, dove espose con Otto Dix e Kandinskij, e a Parigi, dove respirò il nascente clima Decò. Dopo il breve soggiorno russo le sculture di Griselli esposte a Firenze nel 1912 fecero scalpore: erano donne scosciate, in movimenti audaci ispirati alle evoluzioni degli atleti nei circhi russi, che esprimevano il ritmo in forme inedite.  Griselli lasciò l'Italia nel 1913 per seguire quel concorso che non vinse. Iniziò però a lavorare in Russia e frequentò i maggiori artisti che si ritrovavano nel locale "Cane Randagio", incontrò il fondatore del futurismo Marinetti nel 1914, cui fece un ritratto poi esposto a Roma. Dal 1915 realizzò dipinti, acquerelli e sculture che rivelano la sua adesione al cubofuturismo e al suprematismo. Forme geometriche al limite dell'astratto, figure scomposte secondo piani di visione simultanei, costruzione dinamica dei volumi. L'artista prese parte attiva al Piano di propaganda monumentale del governo bolscevico, che prevedeva circa 60 monumenti agli ispiratori della rivoluzione. Griselli ne doveva realizzare tre: al socialista rivoluzionario Babeuf, allo scrittore e filosofo ernysevskij e a Sofia Perovskaja, che aveva ucciso lo zar Alessandro II. Quest'ultimo fu inaugurato alla fine del 1918 e subito bollato da critiche distruttive, si riteneva addirittura una burla ai soviet, tanto che fu rimosso nella primavera del 1919.  La critica russa oggi ritiene che il linguaggio di Griselli in quel monumento fu un'invenzione senza precedenti. La spinta libertaria della rivoluzione era stata ricondotta nell'alveo del controllo statale. Griselli lasciò la Russia nel 1921, forse aiutato da Gorkji. Si fermò due anni a Berlino e poi a Parigi, portando l'aria del nascente Decò negli occhi stilizzati di Medusa, quasi un cameo nel monumento classicheggiante di Montescudaio. F.L.

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