Il Tirreno

Dopo la tragedia, i guai con la giustizia

Alessandro De Gregorio
Ambulanze, polizia e carabinieri lunedì notte in via Aporti
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Ambulanze, polizia e carabinieri lunedì notte in via Aporti

Indagato per omicidio colposo il figlio intervenuto per difendere la madre

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 ROSIGNANO. Ci sono fatti di cronaca nera che non si esauriscono nell'intimità del dolore, non si spengono nel lutto. Come quello avvenuto lunedì notte a quel numero 13 di via Aporti, schiera di appartamenti a due piani con garage e cortile. Il bilancio parla di un padre morto, un figlio ferito, una madre e moglie ancora sconvolta. Una famiglia già segnata, e per sempre, dai colpi di una Smith & Wesson.  Eppure ciò che rimane di quella famiglia ora deve fare i conti con la giustizia. Fabio Ragusa (24 anni), figlio della vittima (Vincenzo, 65), è indagato per la morte del padre. Il reato ipotizzato dal magistrato dopo le dichiarazioni rese dallo stesso giovane ai poliziotti è omicidio colposo. Forse verrà derubricato in eccesso colposo di legittima difesa, ma al momento la situazione è questa. Fabio Ragusa dovrà pagarsi un avvocato per difendersi, dimostrare che le sue intenzioni quella notte erano ben altre. «Volevo solo disarmarlo» ha ripetuto ieri agli agenti. Oggi dovrà farlo anche con il sostituto procuratore Giuseppe Rizzo, che andrà a trovarlo per l'interrogatorio di garanzia. Nel frattempo, la sua versione viene definita «compatibile» con le attività tecniche, i rilievi eseguiti dalla scientifica.  Fabio è ancora ricoverato a Livorno, tenuto sotto stretta osservazione. Non è in pericolo di vita, non c'è mai stato per fortuna. Il proiettile che lo ha colpito alla coscia destra non ha toccato l'arteria. Ma i medici temono che la ferita si infetti. La prognosi resta di 30 giorni.  La madre Salvatrice Bartoluccio (57) è stata invece dimessa dall'ospedale di Cecina, dove era finita sotto choc. Ma non ha potuto far rientro nella casa di via Aporti, ancora sotto sequestro. E' ospitata da parenti, circondata dal loro affetto.  Affetto che la famiglia e i molti amici non fanno mancare né a lei né, soprattutto in questo momento, a Fabio. Lui e la madre continuano a essere descritti come persone tranquille, miti, gente perbene e normalissima. Diverso il profilo tratteggiato per Vincenzo. Un lavoratore, certo, uno che con la sua piccola impresa edile aveva tirato su quattro figli. Ma anche un uomo che negli ultimi tempi era stato sentito spesso urlare contro la moglie. E rientrare a casa ubriaco.  «Volevo disarmarlo, ho provato a strappargli di mano la pistola ma mentre eravamo in terra è partito un altro colpo che lo ha ucciso». Questo ha detto Fabio alla polizia e questo ripeterà oggi al magistrato, a meno che non decida di avvalersi della facoltà di non rispondere. ALTRO SERVIZIO A PAG. 13

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