Attenzione
I vicini: «Famiglia riservata e schiva»
Chiara Castaldi
Le urla nella palazzina di via Aporti? C'è chi conferma: «Ogni tanto»
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ROSIGNANO.Una famiglia piuttosto riservata e ritirata: così appare dai racconti del vicinato quella dei Ragusa, protagonisti lunedì in tarda serata di una lite sfociata in tragedia con il padre Vincenzo colpito a morte dalla pistola che impugnava, il figlio Fabio, di 24 anni, ferito ad una gamba e la mamma Salvatrice Bertoluccio in stato di shoc. «La conoscenza è limitata a buongiorno e buonasera, niente di più» - dicono due vicine di casa. Mentre frequentatori e titolari dei due esercizi commerciali di zona affermano di non sapere neanche che faccia abbiano Vincenzo e Fabio; mentre quest'ultimo è conosciuto nell'ambiente del Basket sei Rose Rosignano dove il giovanile ha giocato per una decina d'anni e dove lo definiscono «un bravo ragazzo». Dalle descrizioni, comunque, tutti e tre appaiono piuttosto riservati e schivi. In via Aporti la musica non cambia. E c'è chi sottolinea di aver sentito, in più di un'occasione, qualcuno che alzava la voce. Più conosciuta invece la moglie Salvatrice. «Prende sempre l'autobus qui davanti» dicono alla tabaccheria fra via del Cotone e via di Serrangrande. «Lavora in una mensa scolastica dalle parti della California. Si vede passare perché la fermata è qui davanti; parte la mattina e torna il pomeriggio. Non sempre alla stessa ora. Se si ferma a fare compere e allora arriva più tardi e si vede passare con le buste della spesa. Viene spesso in tabaccheria, per comprare il biglietto dell'autobus o altri articoli. È di poche parole, ma saluta sempre ed è gentile». La madre la conoscono anche al Us Basket. «Una signora discreta - dice Rudy Luperini del direttivo della società sportiva - un po' sulle sue, ma presente. Veniva a pagare l'iscrizione e qualche vola anche alle partite, a vedere il figlio giocare. Il babbo invece non è mai venuto. Fabio invece - prosegue Luperini - lo conosco bene. Ha iniziato a giocare a basket da piccolo. Ha proseguito per una decina di anni, poi quattro anni fa ha smesso, per mortivi di studio o di lavoro. In questi anni l'ho anche richiamato a giocare ma disse che lavorava, tornava tardi e non ce la faceva. Però a volte viene a trovarmi a vedere qualche partita. Io lo conosco come un ragazzo serio, mai rissoso, come può capitare quando si è giovani, anzi un ragazzo tranquillo». «Anche Francesco, un suo amico dell'ambiente del basket ci descrive Fabio come un ragazzo tranquillo, solare, educato».
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