Attenzione
«Vi ho truffato, perdonatemi»
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Emiliano Balduinotti e, sopra, alcuni anziani Scrive dal carcere per chiedere scusa alle proprie vittime
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CECINA. E' accusato di aver truffato decine di persone, tutte anziane, tra la provincia di Livorno e quella di Pisa. Lo ammette lui stesso, arrestato un mese fa e tuttora in carcere. Ed è proprio da lì, da una cella delle Sughere, che ci scrive. Per chiedere perdono, spiegare perché, assicurare che vuole pagare il conto con la giustizia. Spacciandosi per un amico del figlio o del nipote, andava a riscuotere soldi inventandosi la consegna di pacchi con pezzi di autoricambi. Gli anziani abboccavano e lui si portava via centinaia di euro. Soldi, come spiega lui stesso, che gli servivano per l'eroina. E' una lettera insolita e a tratti commovente quella che ha scritto al "Tirreno" il cecinese Emiliano Balduinotti, 33 anni. La lettera attacca così: «Chi scrive è Emiliano Balduinotti, nato a Cecina il 9 aprile 1977, arrestato il 10 aprile per aver truffato decine di persone anziane. Attualmente sono detenuto, come avete scritto sul quotidiano. Scrivo questa lettera di mia spontanea volontà, da una cella del carcere delle Sughere per dirvi, per farvi sapere che sono pentito di quello che ho fatto, di come l'ho fatto e più che altro a chi l'ho fatto». «Ho approfittato di persone anziane - prosegue Balduinotti - incapaci di rendersi conto di essere raggirate, manipolate dalla mia persona. Mi faccio schifo e voglio che le persone colpite sappiano che io, col cuore, chiedo scusa e non scrivo per evitare domande, anzi, intendo prendermi appieno le mie responsabilità pur sapendo che allo stato attuale non mi è possibile risarcire neanche una di queste benevoli persone che si sono fidate». «Volevo far sapere al mondo intero il mio pentimento - aggiunge Balduinotti - il mio stato d'animo in questo momento è a pezzi. Sono arrivato a pensare perfino di togliermi la vita. Ma intendo affrontare quel che mi aspetta, intendo pagare per intero la mia pena ma almeno col cuore alleggerito da questo peso che mi opprime. Io, tossicodipendente, con problemi personali e familiari, emarginato sociale, voglio scontare la mia pena col vostro perdono, di tutti voi colpiti dalla mia estrema maniera di procurarmi il lavoro per proseguire ogni giorno la mia distruzione, per fare uso frequente di eroina. Vorrei anche che il mondo sapesse che ho avuto poche possibilità di aiuto e quelle poche non ho saputo farle mie per cambiare la mia vita. Il mio cuore è comunque buono e generoso, chi mi vuole bene lo sa, la droga mi ha cambiato. Chiudo con la speranza di toccarvi il cuore e spero che almeno mi possiate perdonare. Voglio solo quello. Per me, sensibile e fragile, è importante».
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