Il Tirreno


Gli alunni-artisti del prof Lumini vendono per i terremotati

Rino Bucci
Alunni della Galilei sulle sedie fatte da loro
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Alunni della Galilei sulle sedie fatte da loro

Biglie, racchette da tennis, cd e pupazzi. «Basta poco per fare arte», potrebbe essere questo il motto di Paolo Lumini, professore di educazione artistica alle scuole medie di San Pietro in Palazzi. Per gli alunni è un mito, lo chimano profe, zio o semplicemente Paolo. A lui questa confidenza non spiace affatto.

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CECINA. Biglie, racchette da tennis, cd e pupazzi. «Basta poco per fare arte», potrebbe essere questo il motto di Paolo Lumini, professore di educazione artistica alle scuole medie di San Pietro in Palazzi. Per gli alunni è un mito, lo chimano profe, zio o semplicemente Paolo. A lui questa confidenza non spiace affatto. 

Lo rivela mentre corre da un'aula all'altra in un accento che tradisce la sua livornesità. Dietro, uno stuolo di adolescenti che fatica a tenere il passo.  La loro confidenza è un attestato di stima, un sentimento nato nelle ore passate con quei «bimbi» nel laboratorio d'artistica. Uno stanzone lungo e pieno di tavoli, pennelli e pitture. In questi giorni c'erano più di 150 sedie, sono l'ultima idea del «profe».  Saranno esposte nelle vetrine del centro da oggi e verranno messe all'asta il 15 maggio. Il ricavato andrà in beneficenza per i terremotati di Turchia, Abruzzo, Cile, Cina e Haiti. Sono state realizzate dai ragazzi con materiali di recupero.  

Come è nata quest'iniziativa?
«Parlando con i ragazzi, guardando la realtà, discutendo. Alle volte basta un attimo. Ma, io sono solo il filo conduttore tra l'opera d'arte e l'entusiasmo dei ragazzi».

Non è la prima volta che i ragazzi espongono. «Nel corso degli anni abbiamo dato vita a molti progetti che si sono concretizzati con altrettante opere. Abbiamo lavorato su vecchie bici, ricopiato quadri famosi, fatto mega teli con le facce di personaggi famosi e realizzato 260 sfere con la neve dentro».  

Stavolta le sedie, perché?
«Il titolo della mostra è "Siediti e rifletti". La sedia è un mezzo, lo strumento grazie al quale possiamo fermarci e pensare in un mondo che va sempre più veloce. Ne abbiamo realizzate 230, puntiamo ad entrare nel Guiness dei primati. Uno dei miei "bimbi" ha già fatto l'iscrizione».  

Gli studenti sono stati collaborativi?
«I "bimbi" sono entusiasti di realizzare qualcosa con le loro mani anche perché hanno la possibilità di non fermarsi alla teoria, ma si possono esprimersi. In fondo, siamo tanti e diversi, ma il nostro scopo è uno solo, aiutare chi ha bisogno, in questo caso i terremotati. Questo è il nostro vero primato, il nostro guinness. Abbiamo anche realizzato un jingle con l'aiuto di radio stop».  

Le sedie verranno esposte nei negozi, è stato difficile coinvolgere la cittadinanza?
«Piano piano siamo riusciti a farci accettare, ed oggi ci saranno più di 150 negozi con le nostre opere d'arte. Questo, per me, è un valore aggiunto. Qualche ostacolo lo abbiamo incontrato, ma gli ostacoli sono occasioni per crescere».

Lei è un'artista, ha fatto diverse mostre. Espone ancora? «Dopo il liceo artistico e l'accademia a Firenze ho esposto, soprattutto in spazi alternativi. Ora, però mi dedico ai ragazzi, sono loro il futuro». 

Qual è il segreto per gestire 200 adolescenti con questo entusiasmo? «La fede buddista. Mi sono avvicinato a questa religione circa sette anni fa. Ti insegna a guardare le cose in un modo totalmente differente».

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