Il dolore
Il caso. La donna scrive una lettera: «Il sindaco non sa cosa significa lavorare»
«Silurato senza giustificazioni»
Ma.Mo.
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Lex comandante Stefano Carmignani e la sua fidanzata Alessandra Bianchi La fidanzata difende l'ex comandante dei vigili Carmignani
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ROSIGNANO. «Caro sindaco, le scrivo per raccontarle una storia». Inizia così la lettera che Alessandra Bianchi, 37 anni di Rosignano, ha inviato al Tirreno e ad Alessandro Franchi. La storia è quella del suo fidanzato, è quella di Stefano Carmignani, il comandante dei vigili declassato a vice. Bianchi, 37 anni vigile urbano oggi in forza al comando di Livorno, ha deciso di intervenire sul caso per difendere la posizione del suo compagno (i due si sposeranno a fine luglio), silurato dalla giunta Franchi nell'ambito della riorganizzazione del personale dell'ente. Bianchi parte dalla sua esperienza per analizzare il caso-Carmignani. «Quando ero piccola - scrive la donna - i miei genitori mi insegnarono che nella vita bisogna impegnarsi e fare sacrifici per ottenere dei risultati. Con questi principi, mentre lavoravo da vigile a tempo determinato, mi sono laureata e ho vinto un concorso nella polizia municipale. Ma arriva Prodi e inventa le "stabilizzazioni", concetto per cui nei Comuni non si accede più per concorso ma direi per "usucapione": non sei riuscito a vincere un concorso per un posto a tempo indeterminato? Te lo regaliamo noi. Il principio dell'impegno con cui ero stata cresciuta inizia a vacillare... e con lui la speranza di un lavoro vicino a casa. Il Comune di Rosignano, infatti, vede bene di stabilizzare 32 persone, coprendo tutti i posti vacanti in organico: alla faccia di chi faceva domanda di mobilità da anni e con buona pace dei sindacati». E si arriva al caso-Carmignani. «Ancora una volta - scrive Bianchi - il principio dell'impegno non ha retto di fronte a logiche superiori, che tutto hanno in mente tranne che la professionalità e il rispetto per chi cerca di ben lavorare. E che Carmignani abbia ben lavorato non si può certo negare, visto il raggiungimento del massimo della produttività negli ultimi 10 anni da parte di un comandante che è tale grazie a un atto ufficiale, e non per via di "gradi indossati"». Bianchi si rivolge al sindaco. «Del resto, come può lei, sindaco, una persona che non sa cosa vuol dire lavorare, giudicare il lavoro di qualcun altro? Solo chi prova sulla sua pelle il sacrificio e l'impegno riesce poi riconoscerli nell'operato degli altri, porgendosi quindi rispetto e onestà, senza nascondersi dietro frasi vuote». Firmato La "donna" del comandante.
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