Finanza
Prima la truffa, poi la beffa
Alessandro De Gregorio
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Gente davanti al tribunale di Cecina Si apre il processo al consulente ma il reato è prescritto
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CECINA. «Avvocato, e ora?». E ora potranno sperare di recuperare i loro soldi in un'altra sede, davanti a un giudice civile. Quello penale non potrà farci più niente: game over, il reato è prescritto. Nevio Coglianese, 57 anni, era imputato per aver rastrellato oltre 300mila euro tra diciotto clienti per investimenti mai fatti. Contumace, non si è perso nulla. Il processo ha fatto prima a chiudersi che ad aprirsi. Su eccezione del suo avvocato Luca Pellegrini, il giudice Elsa Iadaresta nel giro di pochi minuti ha rinviato l'udienza all'11 giugno. Ma solo sulla questione preliminare sollevata dal difensore. In quella data il procedimento verrà dichiarato estinto per intervenuta prescrizione del reato. Perché i fatti che si contestano a Coglianese vanno dal gennaio 2000 alla fine del 2003. E i cinque anni sono scaduti senza che alcun atto interrompesse la prescrizione. Dal novembre 2003, quando Coglianese fu iscritto nel registro degli indagati, l'uomo è stato convocato due volte dalla polizia giudiziaria per essere «preso a sommarie informazioni». Lo ha fatto notare il pubblico ministero in aula, Lorenzo Stefani. Per la giurisprudenza però, ha replicato l'avvocato Pellegrini, quelle due chiamate non sono interruttive della prescrizione. Lo sarebbe stata la notifica dell'avviso di chiusura. Che però risale alla scorsa estate, luglio 2009. Troppo tardi. E ora?, chiedevano con smarrimento i clienti ai loro avvocati Enrico Marinai e Stefano Carta. Ora per loro non resta che il codice civile, la richiesta di risarcimento. Per questo si sono costituiti parte civile al processo penale. Ma non tutti. Solo in cinque. Il resto ha mollato. Tra sfiducia, rabbia e anche un po' di vergogna per essersi lasciati abbindolare. Come ci ha confessato una di questi. I cinque che hanno deciso di andare avanti lamentano perdite per circa 120mila euro. Tra questi c'è anche chi, da solo, ne aveva consegnati 50mila al bolognese venuto dalla Svizzera, quello con il pedigree di consulente finanziario internazionale. Quell'uomo elegante, brillante, affabulatore. Che aveva scelto i cavalli e la provincia come seconda vita: un agriturismo a Guardistallo, un ufficio a Cecina in piazza Guerrazzi per proseguire la propria attività in modo più soft, meno stressante. Il sostituto Giuseppe Rizzo lo indagò per truffa aggravata, accusandolo di essersi spacciato per rappresentante di varie società, essersi fatto consegnare soldi da investire, inventato qualche scusa ed essere sparito dalla circolazione. In qualche modo, ha beffato anche lui.
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