Finanza
LETTERE & OPINIONI
Andrea Bianchi / (Castiglioncello)
3 MINUTI DI LETTURA
TAMBURI IN PIAZZA Noi rispettiamo la Chiesa ma chiediamo rispetto Gentile direttore, chi scrive è Antonio Ameruso, consigliere del Dopolavoro Ferroviario di Cecina e organizzatore della manifestazione in piazza della Chiesa, contestata dal parroco. Prima di tutto desidero congratularmi con lei ed i suoi collaboratori per la ricchezza, serietà e onestà di informazione che caratterizzano il suo giornale. Un giornale che seguo da molti anni con attenzione, stima e simpatia. Mi permetto di disturbarla per un articolo pubblicato giovedì 29/04/10: "Messa bloccata...". Dopo averlo letto sono rimasto sbalordito e confuso. Sono molto rammaricato dell'accaduto in quanto io sono una persona cattolica e ho sempre cercato di organizzare insieme al consiglio del Dlf manifestazioni di volontariato per aiutare le varie associazioni o singoli cittadini che vivono nel disagio quotidiano. Anche in questo caso la nostra voleva essere una presentazione per la prossima manifestazione di beneficenza ("La Corridas" del 29/05/10), non volevamo certamente offendere lo spirito di nessun fedele. In primis ci scusiamo come associazione per aver messo in difficoltà il parroco Don Valota e i fedeli che sabato 24 aprile non hanno potuto seguire la santa messa. Non pensavamo di fare torto a nessuno, abbiamo chiesto tutte le autorizzazioni al Comune, alla Siae, ecc... evitando di occupare completamente piazza della Chiesa. Abbiamo visto molta partecipazione e ricevuto tanti complimenti da parte dei cittadini di ogni età e lungi da noi mettere in difficoltà qualcuno. Peccato che nell'articolo si chiede il rispetto dei fedeli (giusto), ma non si rispetta anche la fede che per tanti può essere arte e non bidoni di latta. Ringraziandola per l'attenzione prestatami e sperando in una sua pubblicazione la saluto cordialmente. Antonio Ameruso (Dlf Cecina) PROF PENSIONATI La maestra è bravissima, ora diamo chance ai giovani Con riferimento all'appello sul Tirreno del 30 aprile dei genitori della 3ª B della scuola Fucini, da castiglioncellese concordo con quanto esposto nella lettera a riguardo della maestra Giannini-Menini, sulle sue doti professionali e competenza nell'educare i nostri figli. Non mi trovo d'accordo sul piano corale, quasi nostalgico, espresso dai genitori nei confronti del pensionamento "forzato" dell'insegnante: d'altra parte la signora è giunta al culmine della sua carriera professionale, sia per età sia per contributi. Non mi sfiora nemmeno l'idea di plaudire il ministro Brunetta e il suo decreto (sono di idee diametralmente opposte!) tuttavia mi sembra che si debba cominciare a ridurre i costi, non nell'ottica di sminuire la scuola pubblica, ma in quella di cominciare ad avere più risorse future per poter tentare di sanare la piaga del precariato. Le mie non sono solo parole, ma in prima persona, come facente parte del personale non docente della scuola, ho cominciato a dare l'esempio: raggiunta l'età e gli anni di servizio necessari a maturare la pensione, senza indugio, ho rassegnato le mie dimissioni e mi sono collocato a riposo. Non mi convince la lettera dei genitori, in quanto è più dettata da un sentimentalismo nei confronti della persona che da razionalità. È indispensabile dare fiducia ai neo diplomati e laureati e creare loro la possibilità di un inserimento a pieno titolo nel mondo del lavoro; io nei miei anni passati nella scuola ne ho visti tanti di studenti e posso assicurare che non corrisponde a verità, il pensiero comune che il giovane non ha voglia di impegnarsi, al contrario i ragazzi che ho conosciuto sono tutti dotati di molta capacità di apprendimento, voglia di lavorare di costruire un futuro migliore per loro e per tutta la società: le eccezioni si contano sulle dita du una mano. Quindi, suggerirei ai genitori di conservare ovviamente il rispetto e il buon ricordo nei confronti della maestra Giannini, di non chiudersi a riccio nella convinzione che "dopo di lei nessuno può esistere", ma di aprire la loro mente pensando che nell'esercito di "nuove leve" mal retribuite, assunte con varie forme di precariato, se non addirittura disoccupate, quasi tutte, purchè gliene sia data l'opportunità, sapranno se non superare, sicuramente uguagliare con la loro volontà, le doti di competenza ed umanità della mestra "forzatamente" messa in quiescienza.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google